
Di solito le aziende pensano agli attacchi hacker come un qualcosa che capita solo agli altri, magari alle grandi multinazionali. “Perché dovrebbero colpire proprio me che non conto niente?”, questo è il ragionamento tipico degli imprenditori che si accontentano di una cybersecurity minima. In realtà non è così e i dati parlano chiaro. I tentativi di attacco informatico contro le aziende sono cresciuti, e non di poco:
“Le armi più diffuse sono i malware, tallonati dal phishing e dal social engineering. Il fenomeno colpisce senza distinzioni e la crescita è trasversale. Le grandi imprese hanno registrato un +19% rispetto al 2024, le Pmi un +10%, il settore pubblico un identico incremento del 19%”.
Gli attacchi cyber continuano a crescere in frequenza e complessità, colpendo soprattutto le piccole e medie imprese. Le aziende italiane si trovano in una situazione delicata: sistemi obsoleti, mancanza di competenze interne e un aumento significativo delle minacce informatiche rende gli attacchi più probabili.
Bisogna capire come funzionano queste minacce, quali tipi di attacchi informatici dobbiamo contrastare e quali sono gli accorgimenti da adottare per la giusta protezione dei dati aziendali. Tutto questo per prevenire ogni minaccia e difendersi in modo da ottimizzare la sicurezza informatica delle aziende.
Indice dei contenuti
Cosa sono gli attacchi hacker, definizione
Gli attacchi hacker sono azioni malevoli eseguite da criminali informatici per accedere senza autorizzazione ai sistemi interni di una realtà aziendale. Questo avviene per rubare dati, bloccare servizi e ottenere un guadagno economico. Questi attacchi informatici possono essere condotti da parte di un singolo individuo, come un hacker, o da un’organizzazione sostenuta da risorse fisiche ed economiche importanti.
Possono colpire chiunque: aziende, enti pubblici, professionisti o privati. Diversamente da quel che si pensa, i bersagli degli attacchi hacker non sono solo aziende importanti: anche le piccole attività sono frequentemente prese di mira ed è importante che ogni realtà impari a difendersi con una buona attività di cyber security avanzata.
Perché le aziende italiane sono esposte?
La causa principale di questa attenzione da parte dei cybercriminali? Vulnerabilità tecniche o comportamentali, come software non aggiornati o dipendenti non formati. Il tentativo dei cybercriminali è quello di ostacolare il funzionamento di un’azienda per danneggiare la produttività e rubare dati al fine di ottenere dei benefici economici illeciti.
Non a caso, come ricorda il report Clusit, la tecnica del ransomware è in assoluto la più utilizzata grazie anche all’elevata resa in termini monetari. D’altro canto, gli incidenti basati su vulnerabilità come DDoS crescono con maggiore rapidità negli ultimi anni. Per avere una panoramica chiara, ecco un grafico che mostra l’evoluzione del cyber crime in Italia e nel mondo, con analisi dei principali incidenti cyber nell’ultimo anno.

Ma perché proprio le PMI vengono prese di mira? Le piccole e medie imprese sono diventate un bersaglio privilegiato perché gli hacker le considerano prede facili rispetto alle grandi aziende, spesso più protette. Vero, una multinazionale può portare grandi vantaggi al crimine digitale ma ci sono anche rischi importanti e blocchi di sicurezza non banali da affrontare. Le PMI invece si presentano con:
- Software obsoleti o non aggiornati.
- Mancanza di backup strutturati.
- Assenza di monitoraggio costante della rete.
- Smart working non gestito in sicurezza.
- Scarsa formazione del personale
- Budget IT spesso inadeguati
La combinazione di questi fattori aumenta esponenzialmente il rischio di attacchi hacker anche per aziende che credono di non essere un bersaglio interessante. Le minacce informatiche si evolvono e diventano sempre più automatizzate: ad esempio, con la fusione tra intelligenza artificiale e phishing è sempre più facile e conveniente attivare processi malevoli anche verso piccole realtà.
Esempi recenti di attacchi hacker alle aziende
Non è un segreto e neanche un mistero: negli ultimi mesi, molte PMI italiane hanno subito una gran quantità di attacchi informatici hacker. Quindi, con volontà precisa di danneggiare l’apparato interno e l’infrastruttura IT. Nello specifico, le principali minacce informatiche si sono rivolte verso:
- Ransomware con blocco totale dei server aziendali.
- Furto delle credenziali della posta tramite phishing evoluto.
- Compromissioni della rete aziendale per assenza di patch.
- Furto di dati sensibili da ERP o gestionali non aggiornati.
- Blocco dei siti web con attacchi DDoS.
Come puoi ben notare, c’è grande varietà di scopi e intenti. Anche se, in quasi tutti i casi, un singolo errore o una sola vulnerabilità è bastata per compromettere l’intera stabilità IT. Riprendendo sempre i dati del report Clusit, notiamo che la severità degli incidenti nell’ultimo anno è tendenzialmente alta o critica, le minacce a bassa intensità sono ridotte.

Gli attacchi di matrice Spionaggio e Information Warfare sono progettati ed eseguiti per massimizzare i successi e gli impatti sulle vittime. Ma anche il settore manifatturiero è oggetto di un aumento notevole di incidenti con impatto critico. E, guarda caso, questo è uno dei temi più importanti per la PMI italiana.
Quanto costa un attacco informatico a una PMI?
Il costo medio di un attacco a una piccola o media impresa italiana può arrivare a cifre importanti. Soprattutto se consideriamo fermo operativo, ripristino sistemi, perdita di dati e danni reputazionali. Gli studi ci suggeriscono che le aziende italiane pagano riscatti medi più alti della media globale: 2,06 milioni di dollari contro un milione a livello globale. Il costo effettivo dipende da molti fattori – tipo di attacco, durata del fermo, eventuale diffusione dei dati e capacità di risposta – ma per una PMI ogni intervento negativo può diventare estremamente oneroso.
Le principali tipologie di attacchi hacker
Gli attacchi dei cyber criminali sono sempre più sofisticati. E ci sono tante tipologie di minacce, ognuna con obiettivi e modus operandi diversi. Con precise caratteristiche, differenti obiettivi e uno specifico scenario tecnologico. Analizziamo alcuni esempi di cyber attacchi più comuni. Questi sono i più comuni e pericolosi.
Phishing e attacchi hacker
L’attacco più diffuso è proprio questo, il phishing con tutte le sue variabili tipo lo spear phishing. Email o messaggi convincono il destinatario a cliccare link falsi per rubare credenziali, installare malware o manipolare i pagamenti. I malintenzionati creano pagine web dall’aspetto sicuro, cercando di replicare i siti ufficiali di enti importanti come banche o compagnie assicurative.
A questo punto il malintenzionato simula l’invio di email o messaggi (in questo caso si parla di smishing) chiedendo al ricevente di inserire determinate informazioni in campi appositi. L’obiettivo è impossessarsi di credenziali di accesso e dati sensibili preziosi, come i codici della carta di credito o le password di particolari servizi. Per approfondire ricorda di affrontare la differenza tra phishing, smishing e vishing.
Malware e ransomware
I malware infettano i sistemi attraverso allegati o siti compromessi. L’obiettivo è rendere vulnerabile la vittima e avere la strada spianata per agire dall’interno. In questo modo si possono rubare informazioni, sabotare le attività, danneggiare il sistema o installare ulteriori malware per avere ancora più controllo.
Un particolare tipo di malware è il ransomware, un software che blocca il sistema operativo dell’utente mostrando una schermata con una richiesta di riscatto. La cifra è molto alta e bisogna versarla in bitcoin. Il rischio è che anche pagando non si ottenga il ripristino del proprio sistema o la restituzione dei dati rubati. I ransomware crittografano tutti i dati aziendali e questo è uno degli attacchi più devastanti, per fortuna possiamo anche prevenire queste minacce.
Attacchi DDoS
Come dice il nome esteso, Distributed Denial of Service, è un’interruzione – o negazione – del servizio. Gli hacker sommergono un server di richieste fino a renderlo inutilizzabile. Possono bloccare e-commerce, applicazioni e servizi critici.
Con questo sistema, infatti, si inoltra il traffico in entrata su una risorsa IT fino a esaurirla o intasarla al punto da non poter più erogare i servizi che funzionano con tale risorsa. Le vittime dirette sono quindi i fornitori e l’obiettivo è portare i server a spegnersi mandando in tilt intere aziende o infrastrutture.
Sniffing e attacchi hacker
Intercettazione, monitoraggio e analisi del traffico di rete. Il malintenzionato che lavora con lo sniffing ha accesso a ogni tipo di informazione ma, a differenza degli attacchi MitM, non le modifica per manipolarle. È un attacco hacker molto difficile da rilevare e sfrutta le reti poco sicure, come le connessioni WiFi disponibili nei luoghi pubblici.
SQL Injection e attacchi alle web app
In questo caso, i cyber criminali sfruttano falle nei siti web o nei software aziendali per accedere ai database e rubare informazioni riservate. L’inserimento di segmenti malevoli di codice all’interno dello Structured Query Language di un sito web (in sintesi, SQL Injection) è una delle tecniche essenziali nello scenario delle minacce informatiche. Si sfruttano gli errori e le falle del codice HTML per rendere pubbliche informazioni preziose e riservate, come i dati di accesso degli utenti registrati.
Questo attacco hacker così pericoloso non richiede strumenti particolari – rivelandosi quindi molto pericoloso – e può funzionare potenzialmente su qualsiasi sito internet basato su una programmazione che dà scarsa importanza alla sicurezza.
Brute Force
Una tecnica, basata su un algoritmo, utilizzata per individuare una password. Permette di provare tutte le possibili combinazioni di lettere, numeri e caratteri speciali esistenti, per arrivare a trovare quella corretta.
L’attacco informatico di tipo brute force è solitamente svolto da un cracker e l’esito dipende dalla complessità elunghezza della password, dalla potenza degli strumenti utilizzati e dall’abilità di chi compie l’operazione. È un procedimento molto lungo e viene usato come ultima risorsa proprio per la difficoltà di esecuzione.
Social engineering
Manipolazione psicologica per ottenere informazioni sensibili. Un esempio comune: un finto tecnico che chiede la password di accesso. In questo scenario inseriamo anche il doxing, la raccolta di dati e informazioni personali tramite l’inganno o ricerche incrociate. Questa tipologia di attacco informatico è facilitata dall’ampia e incontrollata diffusione di informazioni nei social network.
Il Social engineering non richiede abilità tecniche o strumenti specifici: chi agisce sfrutta ingegno e furbizia. I malintenzionati poi usano i dati a proprio vantaggio o li rendono pubblici per screditare l’immagine.
Zero-day exploit
Con il Zero-day exploit abbiamo degli attacchi che sfruttano vulnerabilità sconosciute ai produttori. Sono tra gli attacchi hacker più difficili da prevenire senza sistemi di monitoraggio avanzati.
Come proteggersi dagli attacchi
Abbiamo visto che le tipologie di attacchi informatici sono tante e molto diverse tra loro. Come proteggersi in maniera efficace? La prevenzione è molto più economica del contenimento di un incidente basato sulle tecniche di black hat. Il costo di un attacco informatico per una PMI può variare molto, ma in linea di massima parliamo di cifre importanti che possono minare la stabilità dell’impresa. Come evitare ripercussioni?
Analisi delle vulnerabilità e penetration test
Aspettare che gli hacker trovino i buchi nella tua sicurezza è un po’ come aspettare che i ladri entrino in casa per scoprire che la finestra del bagno non si chiude bene. L’analisi delle vulnerabilità e i penetration test funzionano al contrario – sei tu a cercare attivamente i punti deboli prima che lo facciano i malintenzionati.
Il penetration test (o pen test) va molto più in profondità. Qui hai degli esperti di sicurezza che simulano un vero attacco hacker, usando le stesse tecniche e gli stessi strumenti dei criminali informatici. Non si limitano a trovare le vulnerabilità – le sfruttano davvero per vedere fino a dove potrebbero arrivare degli attaccanti reali. Potrebbero provare a entrare nei database, rubare credenziali, muoversi lateralmente nella rete o accedere a dati sensibili.
Firewall, VPN e sistemi di protezione avanzati
Il secondo passo è chiaro: devi garantire una buona sicurezza perimetrale adottando sistemi di rilevamento delle intrusioni come firewall, antimalware e antivirus come EDR e XDR. Ovvero strumenti che analizzano il comportamento e i processi anomali della macchina perché ormai gli antivirus classici basati sulle firme dei file sono obsoleti e non sufficienti.
Questi tool sono essenziali per bloccare accessi non autorizzati, malware e traffico anomalo. Eseguendo costanti controlli e facendo regolari scansioni sarà più difficile entrare nella rete e avere accesso ai dati.
Inoltre, in un’azienda, è importante disporre di un reparto tecnico interno competente e aggiornato, capace di scegliere e tenere sotto controllo i sistemi difensivi più adeguati e individuare tempestivamente ogni segnale di minaccia. Anche il resto del personale deve ricevere una corretta formazione e imparare a lavorare seguendo ogni giorno le norme di sicurezza previste.
Segmentazione di rete e dell’uso di IDS
Segmentare la rete e utilizzare un IDS può aiutare a prevenire gli attacchi informatici. Ma anche a contenerli evitando il peggio. Una rete segmentata, divisa in più sottoreti isolate tra loro, con accessi e diritti separati, riduce la possibilità che un attaccante, una volta entrato in un punto, possa muoversi verso altri sistemi.
Questo perché se il cyber criminale riesce a compromettere una sottorete, le altre rimangono al sicuro, limitando l’attacco. Questo approccio di network segmentation è fondamentale per ridurre i danni in caso di breach. Accoppiare la segmentazione con un Intrusion Detection System (IDS) aumenta la resilienza della rete.
Questo perché l’IDS monitora il traffico e rileva comportamenti sospetti o attacchi in corso, anche quelli che sono già riusciti a superare i sistemi di perimetro come firewall, inviando alert tempestivi agli amministratori. Così l’azienda può intervenire subito per bloccare la minaccia, isolare l’area compromessa e proteggere dati prima che l’attacco si propaghi.
Attivare backup e piani di disaster recovery
Un attacco ransomware può essere neutralizzato rapidamente se esistono backup sicuri e isolati. Ecco perché per proteggere la rete è utile affidarsi a un buon servizio di recupero dei dati. In questo caso, il cloud backup può fare la differenza.

E anche soluzioni di disaster recovery per una ripartenza veloce sono importanti perché in questo modo puoi recuperare velocemente eventuali carenze. Non basta avere un backup: devi avere procedure chiare per ripristinare sistemi, database e applicazioni in tempi brevi. Senza un piano strutturato resti offline ore o giorni. E ogni minuto costa.
Grande attenzione va data poi ai device personali, spesso utilizzati anche in ufficio. Particolarmente inclini ad essere i più vulnerabili e facilmente accessibili, necessitano di protezione efficace: dal controllo sulle app e i file installati, all’uso di pin e sistemi di riconoscimento facciale o delle impronte digitali.
Ovviamente, non basta avere un buon sistema di recupero dati. Serve un isolamento del backup (retention offline o cloud protetto), l’autenticazione forte per l’accesso ai sistemi, il patching e gli aggiornamenti regolari. Il backup è una misura di resilienza, non una protezione contro l’attacco in sé.
Investire nella formazione del personale
Molto importante non divulgare i propri dati, inserire le proprie credenziali solo in pagine web ufficiali e certificate e non cliccare mai su link sospetti o inviati da destinatari sconosciuti. Solo combinato con più livelli di sicurezza riduce davvero l’impatto di un incidente informatico.
Monitoraggio continuo 24/7 per attacchi hacker
La chiave di tutto è la velocità di reazione: le organizzazioni che svolgono attività di Security Monitoring riescono a intercettare gli attacchi e a rispondere in tempi minimi. Ecco perché il monitoraggio continuo 24/7/365 è fondamentale per rilevare comportamenti anomali.
Un partner IT può rilevare attività sospette in tempo reale e intervenire prima che si verifichino danni. Una volta che tutti i sistemi difensivi sono stati installati, è fondamentale testarli ma anche seguirli nel tempo: questo è il modo migliore per rispondere a una minaccia.
Quando rivolgersi a un partner IT
Ora, il punto è questo: bisogna creare degli ostacoli proattivi ed efficaci contro gli attacchi hacker, non possiamo limitarci a gestire tutto con un firewall e un backup. Che, per quanto utili, diventano insufficienti di fronte alla tenacia dei moderni hacker.
Se non hai le risorse interne, in grado di gestire un vulnerability assessment degno di questo nome, è importante poter contare su un un partner tecnico competente in materia. L’Assistenza informatica aziendale diventa indispensabile non solo in assenza di risorse interne dedicate ma anche quando:
- la tua infrastruttura è complessa
- vuoi garantire continuità operativa
- desideri prevenire attacchi prima che avvengano
- devi rispettare normative come GDPR, NIS2 e policy di sicurezza
Affidarsi a un team con competenze avanzate – anche quando hai un Security Operation Center (SOC) interno – significa ridurre rischi, costi e complessità grazie ad alcune competenze avanzate e figure specializzate che possono sopperire ad alcune carenze interne. E creare anche dei corsi di aggiornamento sulla cyber security per l’intero staff.
Gli attacchi hacker non sono più una possibilità remota: sono una certezza. Ma anche una spina nel fianco nel momento in cui non investi in sicurezza aziendale digitale. La buona notizia è che, con una strategia di cyber security solida, è possibile ridurre drasticamente i rischi e proteggere la continuità operativa della tua azienda. Evitando contraccolpi economici e danni d’immagine. Vuoi proteggere la tua azienda?
FAQ – Domande e risposte utili sugli attacchi hacker
Un attacco hacker può svilupparsi attraverso email fraudolente, file infetti, vulnerabilità software, furto di credenziali o accessi non protetti. Molto spesso inizia con un errore umano.
Gli attacchi via email noti come phishing sono quelli più diffusi, anche perché non c’è una vera e propria barriera tecnica che li contrasta. Poi abbiamo i ransomware, che sono anche i più dannosi per le aziende.
Non è obbligatorio, molte aziende hanno dei reparti interni. Ma l’assistenza esterna può essere comunque un valido supporto perché riduce significativamente i rischi e garantisce risposte rapide in caso di attacco.
Il backup, da solo, non protegge dagli attacchi hacker. Serve a recuperare i dati dopo un incidente, ma non impedisce che gli hacker entrino nei sistemi, che i dati vengano cifrati e le informazioni rubate. Per questo il backup deve essere inserito in una strategia di sicurezza più ampia.
I segnali più comuni includono rallentamenti, accessi sospetti, file criptati, email anomale o attività non autorizzate sui server. In realtà, se non hai un sistema di monitoraggio attivo ben strutturato te ne accorgi quando è troppo tardi.
Assolutamente sì. Le PMI sono spesso il bersaglio preferito perché hanno difese più deboli rispetto alle grandi aziende. L’idea che le minacce informatiche colpiscono solo le multinazionali è una pia illusione utilizzata solo per illudersi di non aver bisogno di una consulenza informatica professionale. E di un SOC interno o esterno.
Per affrontare al meglio gli attacchi hacker abbiamo bisogno di un’azione coordinata tra firewall evoluti, backup sicuri, formazione del personale, aggiornamenti costanti e monitoraggio IT H24.
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