Cloud ibrido: cos’è e a cosa serve per le aziende
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Chi lavora nel settore IT aziendale sa bene che esistono diverse soluzioni per gestire grandi quantità di dati. Ad oggi, il cloud ibrido è una delle opzioni decisive per combinare flessibilità, sicurezza e controllo. Ovvero, tre benefici che ogni impresa vorrebbe gestire nel miglior modo possibile.
Ecco perché molte realtà imprenditoriali, guidate da un buon consulente cloud, utilizzano architetture miste per coniugare risorse on-premise e CaaS, ma l’integrazione non è così semplice come sembra: non concentriamoci solo su benefit, vantaggi e risorse su misura. Cerchiamo di valutare il concetto di cloud ibrido per aziende in modo generale e completo.
Indice dei contenuti
Prima di addentrarci nei pro e contro di questa soluzione tecnica per la propria azienda, cerchiamo di definire una spiegazione chiara. Il cloud ibrido è un modello di infrastruttura che combina risorse pubbliche e private, consentendo il trasferimento di dati e applicazioni tra cloud pubblico e privato (on-premise).
Questa combinazione tra servizi come Azure, AWS, Google Cloud e server locali consente di ottenere sia scalabilità e convenienza del cloud pubblico, sia controllo e sicurezza per i dati sensibili tipico del cloud privato o nei data center locali. Infatti, gli ambienti pubblici e privati consentono di creare una condizione di hybrid cloud in grado di spostare carichi di lavoro, automatizzare processi e gestire dati nel modo più efficiente possibile.
Da leggere: confronto tra hybrid e multi cloud per le aziende
C’è una soluzione tecnologica – il cloud ibrido – e c’è una professione che se ne occupa. Vale a dire l’IT manager interno all’azienda. Questa figura gioca un ruolo centrale nel progetto cloud ibrido, perché già conosce l’infrastruttura e gli obiettivi di business da supportare.
Grazie a queste sue caratteristiche, oltre alla competenza tecnica della sua professione, può coordinarsi con il fornitore di CaaS per garantire continuità e coerenza con le risorse on-premise, private. La concertazione virtuosa tra team IT interno e fornitore di public cloud esterno è la chiave per un’implementazione di successo in grado di ridurre lo spreco di risorse non utilizzate e l’inefficienza complessiva dell’infrastruttura.
Appare giusto concentrarci subito sui benefici che può avere un’azienda nel momento in cui sposta l’attenzione verso le capacità dell’hybrid cloud. In parte le abbiamo anticipate ma non è sufficiente, una buona consulenza informatica deve andare oltre. Ecco i benefici del cloud ibrido aziendale.
Iniziamo con un benefit importante. Il cloud misto permette una gestione agile e adattabile dell’infrastruttura IT. Con queste risorse puoi scalare facilmente applicazioni e storage, rispondendo alle esigenze senza inutili ritardi. E puoi mantenere i dati sensibili in locale per garantire maggior sicurezza.
Il cloud ibrido aiuta a ridurre gli sprechi: evita l’overprovisioning – azienda acquista più risorse IT del necessario – e consente di pagare solo le risorse utilizzate nel cloud. Questo punto consente una gestione efficiente del budget IT, adattando l’infrastruttura al reale utilizzo nell’impresa.
C’è chi (giustamente) si preoccupa molto di questo aspetto e, grazie al cloud misto, è possibile mettere in campo strategie di backup capaci di fronteggiare le esigenze peggiori. In caso di guasto o emergenza, il sistema può attivare rapidamente risorse cloud per garantire tempi di ripristino brevi e alta disponibilità, migliorando la capacità di gestire un disaster recovery efficace.
Il cloud ibrido diventa una scelta quasi obbligata per le aziende che vogliono abbracciare la digital transformation senza stravolgere gli equilibri interni. Infatti, l’hybrid cloud permette di integrare gradualmente nuove tecnologie con l’infrastruttura esistente, proponendo miglioramenti continui come suggerisce anche la lean organization: ogni passo procede verso la perfezione.
Dedichiamo spazio proprio a questo vantaggio del cloud ibrido. Una delle principali ragioni per adottare l’infrastruttura mista è la possibilità di mantenere i dati critici all’interno dell’ambiente locale. Questo consente di gestire con aspetti fondamentali come la privacy e la sicurezza informatica, a patto che il tutto sia accompagnato da una reale capacità di garantire il rispetto di normative come GDPR e NIS2.
Lo abbiamo detto e lo ripetiamo: il cloud ibrido è una risorsa, consente di incassare una buona dose di flessibilità e resilienza, ma introduce anche dei punti critici. Come, ad esempio, delle criticità tecniche e operative che richiedono un’attenzione in più. Detto in altre parole, non si tratta solo di accettare l’introduzione dell’infrastruttura cloud ibrida. Le attività che intraprendono questo percorso si scontrano spesso alcune sfide che abbiamo registrato spesso tra i clienti che si affidano a noi per la gestione cloud aziendale.
Una delle criticità riguarda la connessione tra ambienti on-premise e CaaS, soprattutto quando si utilizzano più fornitori o architetture legacy. Far dialogare sistemi locali con risorse in cloud esterne richiede competenze avanzate su rete, sicurezza, autenticazione, orchestrazione e sincronizzazione dei dati. Senza un piano strutturato, si rischia di lavorare nella direzione opposta a quella auspicata perché andremo a creare silos tecnologici, duplicazioni e inefficienze nei flussi operativi.
Il cloud ibrido distribuisce le risorse aziendali su ambienti diversi che hanno configurazioni, policy di accesso e strumenti di sicurezza indipendenti. Risultato? Una babele di possibilità, opzioni e condizioni che aumentano la superficie di attacco e la complessità delle opzioni da prendere in considerazione.
Noi dobbiamo ridurre le vulnerabilità, ma tutto questo diventa complesso quando le policy non sono uniformi o automatizzate. Errori nella configurazione dei permessi, nella segmentazione della rete o nell’esposizione di risorse cloud possono trasformarsi in punti deboli per attacchi critici.
Uno dei vantaggi del cloud ibrido è il modello pay-as-you-go, in parte paghi solo quello che consumi. Sembra una soluzione convincente, ma può tradursi in costi esorbitanti senza il giusto controllo. Capita quando lasci ambienti di test attivi, ignori delle risorse inutilizzate che però consumano a tua insaputa, attivi backup ridondanti ma inutili. Tutto questo fa lievitare i costi. E la mancanza di una visione centralizzata sui consumi è un errore che non puoi permetterti.
Molti team IT sono qualificati su infrastrutture on-premise, ma non possiedono esperienza su strumenti di orchestrazione ibrida. Questo può rallentare i progetti, complicare la gestione quotidiana e aumentare la dipendenza da soluzioni poco ottimizzate. L’assenza di competenze cloud-native può limitare l’adozione di funzionalità avanzate come l’automazione, la containerizzazione o il disaster recovery distribuito.
I vantaggi ci sono, le criticità anche. Per affrontare le complessità del cloud ibrido e sfruttare solo i punti di forza bisogna seguire una regola standard: mai improvvisare. Anzi, è fondamentale adottare un approccio strutturato, strategico e collaborativo. Così la trasformazione ibrida sarà fondata su competenze e strumenti adeguati che ti consentono di prosperare, riducendo i rischi al minimo.
Prima regola che trovi in qualsiasi manuale del buon IT manager: affidati a chi ha maggiori competenze di te. Un partner con esperienza sul campo affianca il team interno senza sostituirlo. Lo fa portando competenze aggiornate su ambienti cloud misti, sicurezza avanzata, automazione e cloud backup.
In questo modo puoi progettare architetture cloud ibride su misura, bilanciare risorse locali ed esterne, eseguire integrazioni senza discontinuità con i sistemi legacy già in uso e avere supporto, anche H24, su infrastrutture mission-critical.
Senza dimenticare che puoi favorire il trasferimento virtuoso di competenze all’interno del team IT aziendale. Questa sinergia permette di massimizzare le potenzialità del cloud, mantenendo il pieno controllo strategico e tecnico in mano all’azienda.
In un ambiente ibrido è essenziale evitare la frammentazione operativa e mantenere una visione globale su tutto l’ecosistema IT. Strumenti di monitoraggio unificato e dashboard centralizzate (Microsoft Azure Arc, VMware vRealize o Zabbix) consentono di raggiungere diversi obiettivi:
Una gestione efficace dell’infrastruttura ibrida passa, inevitabilmente, da strumenti che offrono visibilità, automazione e controllo integrato. Per ottenere dei risultati concreti è indispensabile ragionare in termini di gestione professionale.
Stiamo parlando di un settore – quello dell’hybrid cloud – dove la sicurezza deve essere distribuita, coerente e adattiva. Lo puoi fare adottando un modello Zero Trust: ogni accesso viene autenticato, verificato e autorizzato a prescindere dalla posizione dell’utente o del dispositivo. Servono anche firewall e sistemi di sicurezza cloud-native, configurabili per ambienti dinamici, e l’autenticazione a più fattori anche in ambienti legacy e VPN EDR/XDR con visibilità completa su:
Impossibile dimenticare backup e disaster recovery distribuiti e cifrati, con test periodici di ripristino. Ancora un punto a favore della sicurezza: la coerenza delle policy tra ambienti on-prem e cloud è la chiave per ridurre la superficie d’attacco e rispettare i requisiti normativi (es. GDPR, NIS2, ISO 27001).
Dulcis in fundo: l’aspetto economico. Il controllo dei costi è una sfida decisiva per chi affronta il tema del cloud ibrido. Per evitare sorprese, e gestire il budget in modo efficiente, è necessario usare bene strumenti di cloud cost monitoring nativi come Azure Cost Management e AWS Cost Explorer o di terze parti se lo ritieni opportuno. Poi dobbiamo impostare alert automatici per evitare di superare le soglie di spesa, automatizzare lo spegnimento di ambienti non produttivi e stabilire policy di provisioning controllato.

Così, solo i ruoli autorizzati possono attivare nuove risorse. Ancora un consiglio per bypassare conti salati e non preventivati? Devi integrare nel minor tempo possibile gli strumenti di monitoraggio dei costi nel ciclo operativo quotidiano. Questo aiuta a rendere sostenibile l’adozione del cloud, anche su larga scala.
Certo, per aziende che hanno bisogno di un’architettura mista – pubblica e privata – questa è la condizione virtuosa. Ma il cloud ibrido, come tutte le realtà complesse, ha bisogno del giusto supporto per poter esprimere al meglio le sue potenzialità e abbattere i rischi. Vuoi evolvere in modo flessibile e sicuro, sfruttando il meglio del cloud pubblico e dell’on-premise?
La soluzione è a portata di mano. Con un partner IT qualificato, sempre al tuo fianco, puoi affrontare questa transizione senza rischi e con un ritorno concreto in termini di efficienza, continuità e innovazione. Affidati a IT Impresa: ti supportiamo dalla progettazione all’integrazione, fino alla gestione continua.












