Cosa fa il sistemista informatico, perché è importante e come si intraprende questa professione
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Certo, è importante strutturare al meglio l’architettura digitale in azienda. Ma è inutile se non possiamo contare su una delle figure fondamentali per il successo di un’impresa che vuole trasformare il suo approccio alla trasformazione digitale: il sistemista informatico.
Ovvero, una persona con competenze tali da poter curare la gestione, la manutenzione e il miglioramento dell’infrastruttura IT aziendale. Il suo compito principale è garantire che server, reti e sistemi informatici funzionino al meglio, con continuità, grazie a manutenzione ordinaria e straordinaria. Ma anche con controlli adeguati per evitare minacce informatiche.
Sappiamo che il percorso aziendale verso l’ottimizzazione dei processi digitali è sempre più importante. E l’IT diventa centrale per migliorare la produttività, e la competitività. Ecco perché il sistemista informatico diventa una figura chiave, come il chief information security officer e il network manager, per ridurre i fermi operativi, migliorare l’efficienza dei sistemi e accompagnare l’evoluzione tecnologica dell’organizzazione.
Indice dei contenuti
Il sistemista informatico è quella figura professionale che lavora sull’infrastruttura tecnologica dell’azienda. Il suo compito, grazie alle competenze acquisite e all’esperienza maturata nel settore IT, è quello di progettare e mantenere sistemi informatici stabili e scalabili.
Il lavoro del sistemista si divide in tre grandi aree: gestione utenti, hardware e software, manutenzione e sicurezza. Monitora le prestazioni del sistema per prevenire guasti, gestisce i backup dei dati e applica le patch di sicurezza per proteggere la rete da attacchi esterni. Inoltre, crea account, assegna permessi di accesso alle cartelle e risolve i problemi tecnici quotidiani (il famoso troubleshooting). Meglio approfondire questi aspetti.
Considerando la definizione del sistemista informatico, il primo pensiero va a una certa somiglianza con l’amministratore di sistema o Sysadmin: non sono la stessa cosa? No, sistemista informatico e amministratore di sistema non coincidono necessariamente.
Il punto da chiarire è semplice: mentre il sistemista informatico è orientato alla gestione tecnica dell’infrastruttura di sistemi, reti, virtualizzazione e cloud, l’amministratore di sistema svolge un ruolo più formale e di responsabilità, spesso legato a controllo degli accessi, gestione delle policy, aspetti normativi e di compliance (GDPR e NIS2), responsabilità legali sui sistemi informativi.
Proviamo a definire il tutto con una metafora: il sistemista informatico è l’architetto che progetta e tiene in piedi l’intera infrastruttura su cui poggia il lavoro digitale della tua azienda. Nel concreto, cosa fa? Di cosa si occupa? Un sistemista informatico, nel corso delle sue giornate, deve affrontare una serie di sfide:
Il sistemista informatico non è uno specialista di cybersecurity, o almeno non deve esserlo necessariamente per svolgere al meglio il suo lavoro. Ma deve conoscere e procedere secondo le best practice della sicurezza informatica, scegliendo configurazioni corrette e collaborando con il Security Operation Center (SOC). Vuoi approfondire i ruoli specifici di questa figura professionale?
Il ruolo del sistemista informatico va oltre l’assistenza tecnica di base e comprende attività operative: si prende cura del processo di preparazione, configurazione e messa a disposizione di tutte le risorse IT necessarie affinché un utente, un software o un’intera azienda possano iniziare a lavorare.
Quindi è proprio così: il sistemista informatico non si limita a installare singoli server, ma crea ambienti strutturati, scalabili e replicabili, spesso utilizzando strumenti di automazione per il provisioning di macchine virtuali e risorse cloud. Poi entra in gioco la gestione degli ambienti. Questa è l’attività continua che garantisce che tutto ciò che è stato creato rimanga efficiente, sicuro e aggiornato.
La gestione della rete comprende configurazione di VLAN per separare reparti e servizi, monitoraggio delle prestazioni di rete e ottimizzazione dei flussi di traffico per evitare rallentamenti. Tutti questi aspetti sono gestiti e ottimizzati dal sistemista informatico
Il sistemista informatico contribuisce alla continuità operativa assicurandosi che i backup siano eseguiti correttamente, i sistemi siano monitorati, eventuali anomalie vengano intercettate prima che causino fermi prolungati. In caso di incidenti, collabora con altre figure IT per il ripristino dei servizi con un lavoro puntuale di disaster recovery.
Di sicuro, una gran parte dei sistemisti informatici si muovono in modo egregio su entrambi i fronti. Ma ci sono anche delle specializzazioni e delle figure che preferiscono definirsi intorno a un singolo OS. Ecco quali sono i punti da prendere in considerazione.
Puntiamo l’attenzione sulla specializzazione del sistemista Linux. Di cosa si tratta esattamente? Stiamo parlando di una figura professionale capace di ottenere il massimo da tutto ciò che gira su questo sistema operativo dalla forte personalità e da un approccio etico all’informatica. Chi lavora con Linux passa le sue giornate davanti a uno schermo nero con righe di comando che possono fare la differenza se si hanno le giuste competenze.
A tal proposito, la competenza del sistemista Linux nella CLI (Command Line Interface) deve essere massima. Questa skill permette di gestire migliaia di server contemporaneamente, anche se si trovano dall’altra parte del mondo, consumando pochissima banda e risorse. È un linguaggio diretto tra l’uomo e il cuore del sistema operativo, ovvero il Kernel.
Il sistemista informatico specializzato nel mondo Linux deve utilizzare al meglio l’arte dello scripting. Lo può fare creando piccoli programmi in linguaggi, come Bash o Python, automatizza processi complessi. Facciamo un esempio concreto? Invece di controllare manualmente ogni mattina se i dischi sono pieni, il sistemista scrive uno script che lo fa ogni 5 minuti e gli invia un messaggio su Telegram o Slack solo se rileva un’anomalia.
Il sistemista Linux opera in contesti ad altissime prestazioni e sa quale distribuzione Linux scegliere: Ubuntu e Debian – apprezzati per la loro stabilità quando si utilizzano server web e ambienti cloud – Red Hat Enterprise Linux (RHEL) con supporto professionale e una gestione rigorosa della sicurezza o CentOS e Rocky Linux. Ovvero, alternative gratuite e compatibili con Red Hat per chi cerca affidabilità aziendale senza costi di licenza.
Il sistemista che ha le competenze per operare con l’universo Microsoft opera nel cuore pulsante dell’operatività aziendale. E rende possibile il lavoro quotidiano di ogni singolo dipendente che utilizza per la propria attività il software firmato da Bill Gates.
Se i computer degli utenti sono le braccia dell’azienda, i Windows Server ne sono il cervello. Il sistemista non gestisce solo le macchine, ma anche i servizi critici. Lo fa, spesso, attraverso l’interfaccia grafica anche se ha a disposizione Powershell, che è una CLI molto potente per le operazioni più automatizzate. Questa figura si occupa di:
Altro fronte essenziale per il lavoro del sistemista Windows è quello di Active Directory (AD), il servizio di Microsoft che permette di gestire in modo centralizzato tutte le risorse di una rete aziendale. Funge da database di tutti i nodi, dà autorizzazioni e gestisce le autenticazioni: in pratica, è tutto in mano a questa applicazione e il sistemista deve indirizzare il gruppo di lavoro nel miglior modo possibile.
Tutto questo senza dimenticare il lavoro su Microsoft 365 per gestire la posta elettronica su Exchange Online, la collaborazione su Teams e l’archiviazione condivisa su SharePoint e OneDrive. In sintesi, c’è bisogno di competenze verticali.
Il percorso da seguire per chi decide di intraprendere la carriera del sistemista informatico si basa su una buona base teorica e si sviluppa attraverso una combinazione di pratiche ed esperienze specifiche. Il percorso di base include un diploma tecnico o una laurea in informatica o ingegneria, ma non devono mancare le occasioni per sporcarsi le mani.
Il profilo professionale di un sistemista informatico deve essere una sintesi equilibrata di soft skill e hard skill. Ovvero, rispettivamente, competenze trasversali e tecniche. Ecco un elenco dedicato proprio a quest’ultima voce, le hard skill: il bagaglio di conoscenze specifiche necessarie per gestire al meglio le macchine e le reti.
Poi abbiamo le soft skill, le competenze trasversali: sono le doti umane e cognitive che permettono di applicare le competenze tecniche in modo strategico e sostenibile.
Come ultima skill ricordiamo l’orientamento al risultato: deve esserci un focus sulla continuità operativa aziendale (Business Continuity) e sull’efficienza dei servizi erogati. Come si fonde tutto questo? Se un server aziendale smette di funzionare, il sistemista analizza il problema (Soft) per capire dove intervenire e usa lo scripting (Hard) per risolvere il guasto velocemente. Subito dopo, usa la comunicazione (Soft) per spiegare al CEO cosa è successo e come evitare che riaccada.
Un bravo sistemista può affilare le sue competenze ed entrare nel mercato del lavoro con competenze specifiche acquisendo una serie di certificazioni essenziali. Come quelle dedicate a virtualizzazione e data center
Anche il circuito dei sistemi operativi per gestire i server ha le sue esigenze: sono molto richieste le certificazioni Windows Server Hybrid Administrator Associate (AZ-800 & AZ-801) che sostituiscono le MCSA. Questo è il percorso Microsoft per amministrare Windows Server 2022 on-premise, coprendo identità, storage e networking locale.
Per Linux abbiamo Red Hat Certified System Administrator (RHCSA), indispensabile per la gestione di server enterprise (RHEL) in locale. Altre certificazioni dedicate a storage e backup? Certo, gestire i dati fisici richiede competenze specifiche su array di dischi e strategie di disaster recovery.
Rispetto a Hardware e Networking Locale consigliamo Cisco Certified Network Associate (CCNA), essenziale per configurare switch e router che collegano i server on-premise. Infine, il suggerimento è quello di investire su CompTIA Server+: una delle poche certificazioni vendor-neutral focalizzata sull’hardware dei server, la risoluzione dei problemi fisici e l’amministrazione dei data center.
Avere un bravo sistemista informatico in azienda è un buon punto di partenza. Ma non è sufficiente, non oggi. Perché le novità si susseguono, gli aggiornamenti sono sempre più specifici e bisogna specializzarsi: difficilmente il singolo può coprire tutte le esigenze di un’azienda. Soprattutto se quest’ultima vuole spingere al massimo l’infrastruttura IT.
Un’infrastruttura che richiede, ogni giorno, competenze sempre più verticali e specialistiche: networking avanzato, cloud, virtualizzazione, continuità operativa, integrazione dei sistemi e governance tecnologica e altro ancora. Come affrontare questa continua corsa al miglioramento? Di sicuro, non è possibile chiedere a un unico sistemista interno di mantenere competenze aggiornate.
Non è facile per una singola persona. Molti sostengono che il modello più efficace, soprattutto per le PMI, si fondi su un team di professionisti con competenze complementari, in grado di coprire tutti gli aspetti dell’infrastruttura IT. In questo frangente si fa largo il modello ibrido che include:
Questo approccio consente di ottenere continuità operativa, competenze specialistiche e maggiore flessibilità. Il tutto senza dover sostenere i costi e la complessità di un reparto IT completamente interno: per la maggior parte delle PMI, un investimento del genere è superfluo. O, comunque, non sostenibile.
Il concetto lo abbiamo espresso: se ti affidi a un singolo sistemista ci potrebbero essere dei problemi importanti da affrontare quando l’infrastruttura cresce o diventa più complessa. E chi ha la responsabilità del successo aziendale non può limitare l’evoluzione aziendale per una simile carenza.
Anche perché la soluzione esiste: puoi lavorare con un partner IT strutturato, in grado di mettere a disposizione competenze diverse e complementari, per gestire gli aspetti sistemistici in modo più sicuro, efficiente e scalabile. Da dove si inizia? Semplice, chiedi una consulenza informatica a noi di Impresa IT: analizziamo la tua infrastruttura attuale e costruiamo un modello di supporto su misura, integrando competenze sistemistiche interne ed esterne in base alle reali esigenze della tua azienda.












