Cloud Native: cos’è, vantaggi e perché è strategico per le aziende moderne

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Cloud Native: cos’è, vantaggi e perché è strategico per le aziende moderne

Di : Manuele Bassanini 8 Gennaio 2026

In un contesto di sviluppo aziendale e ottimizzazione delle dinamiche interne, il cloud native è una soluzione decisiva per le imprese che vogliono ottenere il massimo. In realtà, il concetto di cloud native architecture è diventato uno di quei termini che compaiono in ogni presentazione, in ogni roadmap tecnologica, in ogni conversazione strategica.

Il punto da affrontare non è solo la definizione tecnica di questo universo ma anche la reale necessità. Cosa significa davvero adottare un approccio cloud native? E, soprattutto, ha senso per la tua organizzazione? Il cloud native rappresenta una nuova opportunità di sviluppo e si sta piano piano affermando come l’approccio di progettazione principale di applicazioni necessarie all’attività principale dell’azienda.

Bisogna capire quando ha senso investire nel cloud native, quali benefici concreti aspettarsi, quali sfide affrontare e come valutare se la tua azienda è pronta per questo percorso. Perché la tecnologia è uno strumento, e come tale deve risolvere problemi specifici per migliorare il lavoro.

Cos’è il cloud native, una definizione

Le tecnologie cloud native sono quelle che permettono di costruire ed eseguire applicazioni scalabili in ambienti dinamici quali cloud pubblici, privati e ibridi. La definizione di questo approccio allo sviluppo sottolinea che container, service mesh, microservizi, infrastruttura immutabile e API dichiarative sono i veri pilastri di questo approccio utile per progettare applicazioni che nascono per vivere nel cloud, sfruttando tutte le potenzialità. 

Un principio fondamentale delle architetture cloud native è la separazione tra servizi stateless e gestione dello stato. Le applicazioni di questo tipo tendono a mantenere i singoli servizi senza stato, demandando la persistenza dei dati a componenti dedicati come database o storage gestiti. Questo semplifica la scalabilità, il ripristino automatico in caso di errore e la gestione dei carichi variabili.

Differenza tra cloud, cloud-based e cloud native.

Spesso si utilizzano questi termini come sinonimi, sbagliando in modo sostanziale. Il cloud indica solo l’infrastruttura, l’uso di risorse remote accessibili via internet al posto dei server fisici locali. Un’applicazione cloud-based è un software che gira su questa infrastruttura ma che nasce con logiche tradizionali. Con il cloud native, invece, lo sviluppo software avviene fin dall’inizio per il cloud, con architetture modulari e scalabili che permettono aggiornamenti continui, maggiore affidabilità e adattamento automatico ai carichi di lavoro. Cosa distingue un approccio cloud native da quello tradizionale? Quali sono i pro e contro delle due soluzioni? Facciamo un confronto in questa tabella.

AspettoCloud NativeArchitettura Tradizionale
Standardizzazione dell’architetturaArchitetture basate su pattern standard (container, orchestrazione, API dichiarative) che favoriscono comportamenti prevedibili, automazione e coerenza tra ambienti.Architetture spesso progettate su misura, con una maggiore variabilità tra applicazioni, ambienti e modalità di gestione.
Gestione del sistema operativoAstrazione del sistema operativo tramite container e servizi gestiti, che riduce la dipendenza dall’infrastruttura sottostante e semplifica aggiornamenti e manutenzione.Forte dipendenza dal sistema operativo e dall’ambiente di esecuzione, con gestione manuale di patch, configurazioni e compatibilità.
Allocazione delle risorseProvisioning e riallocazione automatica delle risorse in base al carico reale dell’applicazione, con utilizzo dinamico dell’infrastruttura.Allocazione delle risorse basata su stime preventive, spesso con sovradimensionamento per gestire i picchi di carico.
Gestione del ciclo di vita applicativoGestione automatizzata del ciclo di vita delle applicazioni, con supporto a scalabilità, ripristino automatico e aggiornamenti frequenti.Gestione del ciclo di vita più manuale, con interventi operativi necessari per aggiornamenti, scaling e recovery.
Collaborazione tra teamFavorisce modelli DevOps e responsabilità condivise tra sviluppo e operation, riducendo i tempi di passaggio in produzione.Separazione più rigida tra team di sviluppo e operation, con processi sequenziali e tempi di rilascio più lunghi.
Modalità di rilascio del softwareRilasci frequenti e incrementali, supportati da pipeline CI/CD e automazione dei test.Rilasci periodici a blocchi, con processi di deploy manuali o semi-automatizzati e validazione concentrata nelle fasi finali.

Architettura cloud native in parole semplici

Il cloud è il contenitore e il cloud-based è un adattamento. Il cloud native è una scelta strutturale. In quest’ultimo caso, invece di avere un unico grande programma che fa tutto, si scompongono le funzionalità in tanti piccoli servizi indipendenti che comunicano tra loro. 

Questi microservizi sono indipendenti: ognuno ha un compito ed è indipendente. Se ha un problema, gli altri continuano a funzionare. I microservizi vengono eseguiti dentro container, che puoi immaginare come scatole standardizzate con tutto ciò che serve a quel pezzo di software, evitando conflitti tra ambienti diversi. Per coordinare il tutto c’è l’orchestrazione che decide dove avviare i container, quando aumentare il numero e come sostituirli. Poi entrano in gioco i cicli CI/CD che permettono di sviluppare, testare e rilasciare nuove versioni del software in modo continuo e sicuro, riducendo errori e tempi morti.

Però il cloud native non è composto solo da container e microservizi. Un’architettura adeguata sfrutta anche servizi gestiti messi a disposizione dal cloud provider, progettati per essere scalabili, resilienti e integrati nativamente con l’infrastruttura cloud. Tra questi rientrano:

  • Database gestiti (relazionali e NoSQL) che eliminano:
    • complessità di installazione,
    • backup,
    • aggiornamenti. 
  • Servizi di storage object per la gestione scalabile dei file.
  • Messaggistica e code per la comunicazione asincrona tra componenti.
  • Servizi di autenticazione e gestione delle identità.
  • Attività di monitoring, logging e observability.

Quindi, i container rappresentano solo una parte dell’ecosistema. Il vero valore del cloud native nasce dalla combinazione tra microservizi containerizzati e servizi gestiti del provider, che riducono il carico operativo e aumentano affidabilità e velocità di sviluppo.

Come funziona una piattaforma cloud native

Nel precedente paragrafo abbiamo gettato le basi per comprendere l’architettura di questa realtà. Ora bisogna analizzare i dettagli dello sviluppo di applicazioni cloud native partendo da una domanda semplice: come funziona tutto questo? 

Cloud native
Con un approccio Cloud native è possibile creare applicazioni scalabili e responsive.

Una piattaforma cloud native non è solo un software che opera in questa condizione, ma rappresenta un insieme di strumenti e processi pensati per far funzionare le applicazioni in modo flessibile, sicuro e continuo. Anche quando stai strutturando una base di smart working sicuro. Quali sono i pilastri per far muovere senza soluzione di continuità questa realtà operativa?

Container

I container sono come scatole che includono tutto ciò che serve per far funzionare un singolo elemento del software, rendendolo indipendente dal sistema e dall’ambiente in cui gira. Il motivo: così eviti conflitti e semplifichi lo spostamento tra fornitori di cloud o server

Kubernetes

Kubernetes (questo è il portale ufficiale) è il sistema che orchestra le scatole: le modifica se il traffico evolve e sostituisce quelle che hanno problemi. Quindi garantisce che l’applicazione resti disponibile, efficiente e pronta a crescere. Ecco perché è lo standard per chi vuole lavorare in cloud native.

Ricordiamo che i Kubernetes rappresenta lo standard per la gestione di architetture cloud native complesse. Ma non è sempre necessario adottarlo in ogni progetto. In contesti semplici, o per applicazioni con requisiti limitati, può essere sufficiente usare servizi gestiti o piattaforme PaaS, evitando complessità non giustificate dalle reali esigenze.

CI/CD

I cicli di CI/CD (integrazione continua e distribuzione continua) automatizzano lo sviluppo software su misura e il rilascio del software. Ogni modifica al codice viene testata, integrata e distribuita automaticamente, riducendo errori, tempi morti e costi di rilascio. 

Per l’imprenditore significa poter aggiornare funzioni, introdurre nuove offerte o correggere problemi in tempi rapidissimi, senza dover fermare i servizi o interrompere l’attività dei clienti. In pratica, sviluppo più veloce e operatività continua diventano uno standard.

Le pipeline CI/CD includono test automatici, controlli di qualità, approvazioni e meccanismi di rollback, fondamentali per garantire stabilità e controllo nelle fasi di rilascio. Questo consente di ridurre il rischio di errori in produzione mantenendo al tempo stesso elevata la velocità di sviluppo.

Vantaggi del cloud native per una PMI

Per un imprenditore, operare con il software cloud native significa offrire servizi che affrontano facilmente i picchi di traffico, si aggiornano senza blocchi e richiedono meno interventi manuali. Ecco perché può essere utile capire in che modo una piccola o media impresa può ottenere dei vantaggi da questa soluzione tecnica

Per una PMI, supportata dal contributo di un valido cloud architect, l’obiettivo è quello di trovare un modo concreto per lavorare meglio riducendo lo spreco di risorse. Ed ecco che si delineano i vantaggi reali per le imprese virtuose.

Hai meno costi di manutenzione

Sì, questo è uno dei vantaggi essenziali. Con il cloud native la riduzione dei costi di manutenzione è immediata e reale, tangibile. Non ci sono server aziendali da gestire, registri meno interventi tecnici manuali e meno ore uomo investite a rincorrere problemi infrastrutturali. 

Puoi adeguarti alla condizione

La scalabilità è rapida perché se il traffico aumenta, ad esempio durante una campagna marketing o un picco di vendite, il sistema si adatta da solo senza dover potenziare l’hardware in anticipo. Questo significa essere presenti nel miglior modo possibile. Anche il time-to-market è più rapido: nuove funzionalità, offerte o servizi possono essere rilasciati in tempi minimi.

In più gli errori umani di funzionamento e configurazione sono ridotti al minimo grazie all’elevata automazione di soluzioni di orchestrazione come Kubernetes. Il cloud native e il cloud computing in generale permettono di accedere al sistema da qualunque luogo ci si trovi e in qualunque momento, sfruttando applicazioni eseguite su piattaforme agili basate su contenitori.

La sicurezza al primo posto

Anche la sicurezza della tua infrastruttura IT migliora: i singoli componenti sono isolati, aggiornati di frequente e monitorati in modo continuo, riducendo l’impatto di eventuali vulnerabilità. Questo è importante se consideriamo la quantità di minacce informatiche.

La continuità è fondamentale

Se una parte dell’applicazione ha un problema, le altre restano operative garantendo di fatto lo zero downtime. Infine, gli aggiornamenti continui senza blocchi operativi permettono di migliorare il software mentre i clienti continuano a usarlo, senza interruzioni, finestre di manutenzione o disservizi che fanno perdere fiducia e fatturato.

Sviluppo cloud native: cosa significa in pratica

Sviluppare in cloud native significa progettare e realizzare un software personalizzato pensando fin dall’inizio a come dovrà funzionare in questo spazio. In pratica, vuol dire costruire applicazioni modulari, aggiornabili e scalabili. 

Quindi capaci di crescere insieme alla tua azienda senza dover essere riscritte. A differenza dei software classici, dove ogni modifica rischia di interessare l’intero sistema, il cloud native permette di intervenire su singole funzionalità, correggere errori e aggiungere nuove funzionalità. 

Perché scegliere lo sviluppo cloud native per nuovi progetti

Il cloud native è la scelta migliore in queste circostanze perché è già pronto per l’evoluzione. La velocità di sviluppo e rilascio consente di testare, lanciare servizi e gestire le esigenze del mercato in tempi minimi rispetto ai modelli tradizionali. La flessibilità del cloud native consente di modificare il software senza ripensare l’architettura.

La scalabilità di questa soluzione fa in modo che il sistema cresca solo quando serve, evitando investimenti superflui. Tutto questo si traduce in costi operativi più bassi, perché si paga solo ciò che si utilizza e si riducono le attività di manutenzione straordinaria

Applicazioni cloud native: quando servono e perché convengono

Le applicazioni cloud native servono quando un’azienda ha bisogno di software pronto a crescere, adattarsi e restare disponibile. Sono indicate per applicazioni aziendali dove più utenti lavorano in contemporanea e le funzionalità devono evolvere spesso. 

Queste applicazioni convengono nello sviluppo di software gestionali personalizzati perché permettono di aggiungere moduli, integrare nuovi processi e collegarsi ad altri sistemi. Nei portali web, il cloud native garantisce prestazioni stabili durante i picchi di traffico

Questa è la scelta naturale quando ci sono integrazioni API complesse, ogni servizio può comunicare in modo indipendente con applicazioni esterne, riducendo errori e colli di bottiglia. Nei sistemi distribuiti, dove il software è composto da più componenti che devono dialogare, le applicazioni cloud native offrono resilienza, scalabilità e continuità operativa.

Modernizzare un’applicazione legacy in ottica cloud native

Il primo livello di modernizzazione può essere il rehosting (lift & shift), lo spostamento dell’applicazione su infrastruttura cloud senza modifiche sostanziali al codice o all’architettura. Questo approccio non porta i benefici tipici del cloud native in termini di scalabilità, resilienza o ottimizzazione dei costi, ma può rappresentare un primo passo tattico per abbandonare infrastrutture obsolete.

I benefici reali del cloud native emergono quando si passa ad approcci più evoluti come il replatforming, che introduce servizi gestiti e maggiore automazione, o il refactoring, che riprogetta l’applicazione per sfruttare microservizi, orchestrazione e scalabilità nativa.

Nei casi più evoluti si parla di decomposizione in microservizi per fare in modo che un’applicazione monolitica si divida in parti più piccole e indipendenti, responsabili di una funzione specifica. Questo approccio riduce i rischi, semplifica gli aggiornamenti. I segnali che indicano che la tua app deve essere modernizzata?

  • Il sistema è lento, soprattutto nei momenti di maggior utilizzo.
  • La scalabilità è limitata e richiede interventi manuali.
  • I costi server sono elevati e difficili da prevedere.
  • C’è difficoltà negli aggiornamenti del software.
  • Ogni modifica richiede lunghi tempi di test.

In questi casi, la modernizzazione cloud native non è un vezzo tecnologico, ma una scelta necessaria per tornare a lavorare con continuità, controllo dei costi e margini di crescita.

Sicurezza e resilienza nelle architetture cloud native

Nelle architetture cloud native, sicurezza e resilienza diventano parte integrante del progetto. La protezione inizia a livello di container security, assicurando che ogni microservizio sia isolato, aggiornato e monitorato per ridurre i rischi. 

La sicurezza cloud native include l’isolamento dei container ma anche la gestione delle secrets, il controllo delle immagini container, la protezione della supply chain software e l’applicazione di policy di sicurezza automatizzate lungo il ciclo di vita dell’applicazione. Per garantire continuità operativa in caso di problemi, entrano in gioco le attività di disaster recovery – compreso il backup – che permettono di recuperare dati e servizi rapidamente senza interruzioni. 

Il monitoraggio e logging distribuito offre visibilità completa su tutti i componenti del sistema, rendendo identificabili errori o comportamenti anomali. Infine, le politiche di accesso Zero Trust assicurano che ogni utente e servizio abbia il minimo privilegio necessario, riducendo i rischi di violazioni interne o esterne. Insieme, questi strumenti e processi rendono le applicazioni cloud native più sicure.

FAQ: domande e risposte rapide sul cloud native

Cosa significa cloud native?

È un modo di progettare e sviluppare software pensato fin dall’inizio per girare nel cloud. Si basa su microservizi, container e automazione. Il risultato? Applicazioni più flessibili, che si adattano meglio ai carichi di lavoro e che puoi aggiornare senza fermare tutto.

Qual è la differenza tra cloud native e cloud based?

Un’app cloud based è un software tradizionale spostato su server cloud, tipo quando prendi un vecchio gestionale e lo metti su AWS invece che sul server in ufficio. Un’app cloud native, invece, è ripensata da zero per sfruttare le caratteristiche del cloud: scalabilità automatica, resilienza ai guasti, deployment continui.

Quanto costa sviluppare un’applicazione cloud native?

Dipende dalla complessità dell’applicazione, dalle integrazioni con altri sistemi, dal numero di utenti previsti, dai servizi cloud usati. Un progetto semplice può costare qualche decina di migliaia di euro, uno complesso può arrivare a centinaia di migliaia.

Ha senso modernizzare applicazioni legacy?

Se funziona bene, è stabile e non ti costa troppo mantenerla, forse conviene lasciarla così. Ma se è lenta, si blocca spesso, costa un sacco in manutenzione o limita il business perché non riesci ad aggiungere funzionalità rapidamente, allora sì: modernizzarla può essere un investimento che si ripaga.

Le applicazioni cloud native sono più sicure?

Non automaticamente. Sono potenzialmente più sicure perché offrono strumenti migliori: container isolati (se uno viene compromesso, gli altri restano protetti), aggiornamenti frequenti che correggono vulnerabilità in fretta, policy di sicurezza distribuite. Ma la sicurezza dipende sempre da come progetti e configuri l’architettura.

Come IT Impresa può supportarti nello sviluppo cloud native

Aiutiamo le aziende che vogliono adottare il cloud native con un approccio concreto, orientato al risultato e senza forzature. Il lavoro parte sempre dalla consulenza esplorativa per capire se questo modello è davvero adatto agli obiettivi di business e con quali priorità affrontarlo. 

Segue un’analisi delle applicazioni legacy per individuare limiti, costi nascosti e reali possibilità di modernizzazione, evitando interventi inutili o sproporzionati. 

Il cuore del nostro intervento riguarda lo sviluppo software cloud native, progettando applicazioni scalabili, modulari e pronte a evolvere nel tempo. La migrazione sul cloud – su piattaforme come AWS, Azure e Google Cloud – viene gestita in modo graduale e controllato, riducendo rischi e impatti sull’operatività quotidiana. 

A questo si affiancano attività di integrazione API e microservizi per collegare sistemi diversi e rendere il software flessibile. La gestione delle pipeline CI/CD garantisce rilasci rapidi e affidabili, mentre la sicurezza by design viene integrata fin dalle prime fasi di progettazione, così da proteggere dati e processi senza dover rincorrere i problemi a posteriori. Il cloud native non è solo tecnologia ma un modo moderno di progettare applicazioni che fanno crescere il business.

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