Come e perché usare il backup immutabile contro ransomware, cancellazioni e perdita dei dati

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Di : Manuele Bassanini 9 Giugno 2026

In azienda, il rischio di perdere i dati è sempre presente. Magari a causa di un’operazione andata male o di un ransomware che sequestra le informazioni e minaccia di farle sparire. O di renderle pubbliche nel dark web. Le ipotesi sono tante ma anche le possibilità per proteggersi non mancano. Ad esempio, puoi prendere in considerazione il backup immutabile.

“Ma io già ho un backup” mi dirai. Certo, nessuno lo mette in dubbio ma funziona veramente bene? C’è la possibilità di fare di più. Le tecnologie che ci permettono di mettere al sicuro i dati sono in continua evoluzione e a volte la semplice copia giornaliera delle informazioni aggiornate non è sufficiente. Anche perché c’è un dettaglio che forse ignori: il ransomware ha come primo obiettivo disinnescare il backup standard, come un NAS. 

Quindi, come proteggersi da queste minacce se neanche i backup sono sicuri? Ci sono delle tecnologie che consentono ai dati salvati di non subire modifiche. Se utilizzi un backup immutabile, le informazioni salvate non possono essere modificate, eliminate o crittografate da nessuno. Nemmeno da un amministratore di sistema. Sarebbe utile in azienda una tecnologia del genere, scopriamola insieme.

Cos’è un backup immutabile

Un backup immutabile è una copia delle informazioni che non può essere alterata. Nel momento in cui salvi i dati, questi non possono essere modificati da nessuno. L’unico passaggio consentito è la sovrascrittura dopo un periodo di tempo stabilito chiamato retention time. Questo meccanismo si basa sul principio WORM (Write Once Read Many):

  • Il dato viene scritto una sola volta;
  • può essere consultato e recuperato;
  • puoi leggerlo tutte le volte che vuoi;
  • non può essere modificato;
  • non può essere cancellato anticipatamente.

Una volta che un dato viene scritto sul supporto di memoria non può più essere modificato, sovrascritto o cancellato da nessuno. Nemmeno da un amministratore di sistema con i massimi privilegi per un periodo di tempo prestabilito. 

Ecco perché il backup immutabile rappresenta la soluzione contro i ransomware: anche se un attaccante ottiene privilegi amministrativi, compromette il dominio aziendale o prende il controllo dei server, non potrà eliminare o modificare le copie protette.

Perché il backup immutabile è fondamentale contro i ransomware

Perché è l’unica soluzione in grado di disinnescare la logica di questa minaccia.  Forse, per avere un quadro completo e comprendere l’importanza dell’immutabilità devi analizzare il comportamento tipico di un ransomware. Un attacco può seguire questa sequenza:

  • Compromissione iniziale tramite phishing o vulnerabilità.
  • Escalation dei privilegi amministrativi.
  • Identificazione dei server di backup.
  • Eliminazione dei punti di ripristino.

A questo punto sei vulnerabile. Il tuo backup standard non esiste più e si procede con cifratura dei dati aziendali e richiesta di riscatto. Il problema è che molte aziende scoprono troppo tardi che anche i backup sono stati compromessi. A quel punto le opzioni diventano limitate:

  • Pagare il riscatto.
  • Perdere definitivamente i dati.
  • Affrontare lunghi tempi di fermo.

Con un backup immutabile, invece, non c’è l’eliminazione dei punti di ripristino. Le copie di sicurezza rimangono disponibili e possono essere utilizzate per recuperare rapidamente i sistemi. Non ci sarà lo stop delle attività e neanche il sequestro dei dati.

Differenza tra backup immutabile e standard

In realtà non è colpa dell’azienda o della tipica PMI: il responsabile della sicurezza sa di avere un solido cloud backup e pensa di poter dormire sonni tranquilli. In realtà non è così, e chi opera nei SOC più avanzati con un po’ di esperienza lo sa. Per avere la massima sicurezza in termini di disaster recovery serve un backup immutabile. Ecco le differenze con il modello standard.

Backup tradizionaleBackup immutabile
Può essere cancellatoNon può essere cancellato
Può essere modificatoNon può essere modificato
Vulnerabile ai ransomwareProtetto dai ransomware
Dipende dai privilegi amministrativiProtezione indipendente dagli account compromessi
Maggiore rischio di errore umanoProtezione contro errori e cancellazioni accidentali

Quando arriva l’attacco informatico puoi apprezzare personalmente queste differenze. Il cyber criminale attacca il backup e cancella i dati ti rendi conto della vulnerabilità del sistema tradizionale. Se un malware ottiene le credenziali di amministrazione, può formattare lo storage di backup o cifrare i file salvati. 

Nei moderni storage aziendali (ad esempio quelli basati su Veeam Hardened Repository) abbiamo dei file system avanzati che blindano i blocchi di dati senza possibilità per le minacce informatiche.

La regola 3-2-1-1-0: lo standard per la protezione dei dati

Per comprendere il concetto di backup immutabile dobbiamo approfondire uno switch tecnico importante. Per molto tempo, le copie di sicurezza hanno seguito la regola 3-2-1 che si spiega così:

  • 3 copie dei dati.
  • 2 supporti differenti.
  • 1 copia esterna.

Questo significa, ad esempio, che di 3 backup uno lo teniamo offline e quindi staccato da qualsiasi intervento. Poi uno rimane su hard disk interno e un altro, ad esempio, su NAS. Oggi, però, questa strategia viene considerata insufficiente contro le minacce più avanzate. Per questo motivo è stata introdotta la regola 3-2-1-1-0. Ovvero:

  • 3 copie dei dati.
  • 2 supporti differenti.
  • 1 copia offsite.
  • 1 copia immutabile o offline.
  • 0 errori nei test di ripristino.

L’elemento che fa realmente la differenza è la presenza di almeno una copia immutabile: il backup viene protetto da un blocco temporale come l’S3 Object Lock. Anche se l’hacker ha le credenziali admin, non può cancellarlo. Senza questo livello di protezione, l’intera strategia di backup può essere compromessa da un attacco ben orchestrato. 

Molto utile anche l’ultima voce: il test di affidabilità condotto da un’azienda specializzata in cyber security e risk assessment può aiutarti a capire se l’architettura di backup regge o è solo presente in linea teorica. Molti clienti si vantavano di avere le spalle al sicuro ma dopo un test hanno scoperto diversi punti vulnerabili.

Come funziona il backup immutabile

Forse, prima di scegliere questa tecnologia per la tua cyber security vuoi capire come funziona. Oltre a sapere che effettua la blindatura completa dei dati, devi approfondire alcuni aspetti essenziali anche se, in linea di massima, la sua applicazione è relativamente semplice: quando il backup viene completato, il sistema applica un lucchetto temporizzato. 

Da quel preciso millisecondo, il file cambia stato: diventa leggibile infinite volte, ma non modificabile né cancellabile da nessuno, fino alla data di scadenza impostata. Ma quali sono i principi che rendono possibile tutto questo?

Object lock nel cloud

Questa è l’implementazione tipica del cloud utilizzata anche da piattaforme enterprise come Amazon S3, Microsoft Azure o Wasabi. I dati non vengono salvati come una classica struttura a cartelle, ma come oggetti unici con una policy API chiamata Object Lock. Una volta configurato il tempo di ritenzione, l’infrastruttura rifiuterà qualsiasi comando DELETE o PUT (modifica) indirizzato a quell’oggetto, ignorando anche le credenziali dell’amministratore.

Repository immutabili

È la soluzione più diffusa nelle infrastrutture aziendali che gestiscono server locali o ibridi. Il software crea una cartella dedicata su un server: sfruttando le caratteristiche native del sistema operativo, il programma autoblinda i file appena creati. Anche se un ransomware infetta la rete locale e ottiene i privilegi di amministratore, non ha le credenziali (o i permessi di root interni) per toccare i file blindati.

Storage dedicato

Si tratta di macchine fisiche, server che fungono da cassaforte installati nel data center con l’unico scopo di proteggere i dati dai ransomware e rispettare normative severe. L’immutabilità è nel DNA dell’hardware grazie a firmware e microcodice del sistema di storage. Questa è la soluzione per gli ambienti iper-regolamentati come sanità, finanza, pubblica amministrazione. Grazie alla separazione tra gestione dei dati e dello storage fisico, un attacco informatico non può compromettere l’integrità fisica dei dischi.

Backup offline o air-gapped

Il backup viene eseguito e poi il supporto – tipo il nastro magnetico, l’hard disk rimovibile o una porzione di rete disconnessa elettronicamente – viene scollegato fisicamente da internet e dalla rete aziendale. Se un server non è collegato alla rete, è spento o isolato da uno switch disattivato, nessun hacker al mondo può raggiungerlo via software. Quindi è impossibile la cifratura o la cancellazione da remoto.

Quanto tempo dovrebbe durare l’immutabilità?

Una delle domande più frequenti riguarda il periodo di retention, ovvero: per quanto tempo la copia backup deve rimanere immutabile e blindata? La risposta dipende da diversi fattori che includono la criticità dei dati, eventuali requisiti normativi, la frequenza dei backup e l’esposizione al rischio ransomware. 

L’obiettivo è garantire la disponibilità di copie integre anche nel caso in cui un attacco venga scoperto settimane dopo la compromissione iniziale. In molti contesti aziendali vengono adottati periodi compresi tra i 14 e i 90 giorni, con step intermedi di uno o due mesi. Ad esempio, puoi scegliere un retention time di 30 o 60 giorni ma per attività particolarmente critiche si possono prevedere retention più lunghe.

I vantaggi del backup immutabile per le PMI

Il modo migliore per comprendere i motivi che dovrebbero spingerti a valutare seriamente il backup immutabile per la tua impresa? Ce ne sono tanti, l’importante è mantenere il focus su ciò che fa realmente la differenza. Senza seguire le sirene della moda e dell’ultimo trend tecnologico che consiglia il competitor. E poi sono proprio le PMI a beneficiare maggiormente dell’immutabilità nel backup perché ti garantisce:

  • Continuità operativa – Sai quanto costa ogni ora di fermo? Nei periodi di alto traffico – quando puntualmente si presenta il problema come ci ricorda la Legge di Murphy: “Se qualcosa può andare storto, lo farà” – può generare perdite economiche consistenti anche a causa di ritardi nelle consegne e danni reputazionali. E un backup immutabile riduce il tempo necessario per tornare operativi.
  • Riduzione del rischio economico – Quanto costa un backup immutabile? Dipende dalle esigenze e dalle dimensioni dell’azienda. Ma il costo medio di un incidente che include la perdita di dati sensibili è superiore all’investimento per implementare una corretta strategia di backup.
  • Maggiore affidabilità – Sapere che i dati sono protetti anche in caso di compromissione dell’infrastruttura offre maggiore tranquillità a imprenditori e responsabili IT. Ma anche ai clienti che sanno di affidarsi a un’azienda che ha a cuore i dati degli utenti.
  • Protezione dagli errori umani – Vero, le minacce informatiche sono perniciose e difficili da risolvere. Ma le cancellazioni accidentali continuano a rappresentare una delle principali cause di perdita dei dati. Non è sempre colpa degli hacker se ti ritrovi con un problema di privacy da affrontare ma l’immutabilità dei migliori backup aziendali protegge anche da questi scenari.

Dulcis in fundo, il backup immutabile protegge anche l’azienda da eventuali falle normative e standard internazionali. Condizioni che richiedono, in molte circostanze, misure strutturate e personalizzate per garantire integrità e recuperabilità delle informazioni. 

Tra i principali riferimenti troviamo quelli del GDPR e l’ISO 27001 ma anche la NIS2. Senza dimenticare i vari framework di Business Continuity e gli standard di Disaster Recovery. Quindi, il backup immutabile viene espressamente richiesto da queste leggi? Non sempre, però è un buon pilastro per sostenere sicurezza e resilienza dell’impresa.

FAQ: approfondiamo alcuni aspetti del backup immutabile

Cos’è un backup immutabile?

È una copia dei dati che non può essere modificata, eliminata o cifrata per un periodo di tempo definito. Questa tecnologia applica il principio del WORM (Write Once, Read Many). Quando il software completa il salvataggio dei dati, applica un lucchetto temporale. Durante questo arco di tempo, il file diventa blindato.

Il backup immutabile protegge dai ransomware?

Sì. Impedisce agli attaccanti di cancellare o alterare le copie di backup, garantendo la possibilità di ripristino. I ransomware di ultima generazione non si limitano a cifrare i server aziendali di produzione; la loro prima mossa è scovare i backup all’interno della rete per eliminarli o crittografarli. Con l’immutabilità questo scenario viene azzerato.

Qual è la differenza tra backup tradizionale e immutabile?

Il backup tradizionale può essere modificato o eliminato, mentre quello immutabile resta protetto fino alla scadenza della retention. Quindi, la differenza principale risiede nella gestione dei permessi e dei privilegi.

Il backup immutabile è obbligatorio per il GDPR?

Non è esplicitamente obbligatorio, ma rappresenta una best practice per garantire disponibilità e integrità dei dati. Ad esempio, il testo del GDPR non cita testualmente questa tecnologia ma impone al titolare del trattamento di garantire la riservatezza, l’integrità e la disponibilità dei sistemi, oltre alla “capacità di ripristinare tempestivamente la disponibilità e l’accesso dei dati personali in caso di incidente fisico o tecnico”.

Quanto costa implementare un backup immutabile?

Dipende da dimensioni dell’infrastruttura, volume dei dati e tecnologia utilizzata. Oggi esistono soluzioni accessibili anche per le PMI. Questa tecnologia può presentare anche costi minimi, legati ai GB occupati e alla durata della retention con un impatto sul budget assolutamente sostenibile.

Il cloud è sufficiente per proteggere i backup?

Non sempre. È importante verificare che il cloud utilizzato supporti funzionalità di immutabilità e retention protetta. Spostare semplicemente i backup su uno spazio cloud tradizionale (o sincronizzare le cartelle) offre una protezione contro i disastri fisici (incendi, alluvioni in ufficio) ma non contro i ransomware.

Può essere utilizzato anche in ambienti Microsoft 365?

Risposta breve: Sì. Molte soluzioni moderne permettono di creare backup immutabili di Exchange Online, SharePoint, OneDrive e Teams. Microsoft garantisce l’alta disponibilità dell’infrastruttura, ma c’è un aspetto da ricordare: la responsabilità della protezione dei dati rimane dell’utente. 

Vuoi portare il backup immutabile in azienda?

L’immutable backup viene visto come un elemento che può operare solo nelle grandi organizzazioni. In realtà, questa è una visione miope: ormai, questa versione della copia di sicurezza è uno standard condiviso per contrastare ransomware ed errori umani che possono portare alla perdita dei dati.

La continuità operativa è fondamentale, gli attacchi informatici sono sempre più frequenti. E le aziende hanno bisogno di una copia di sicurezza che non può essere modificata o cancellata per investire nella resilienza. Avere una strategia di backup immutabile alle spalle significa proteggere il patrimonio informativo dell’azienda sul serio. E tu hai verificato la sicurezza interna? Hai già un progetto per portare il backup immutabile in azienda?

Una valutazione dell’infrastruttura IT può evidenziare vulnerabilità, criticità e opportunità di miglioramento nella gestione dei backup, del disaster recovery e della continuità operativa. Proteggere i dati non significa solo fare una copia: significa essere certi di poterli recuperare quando servono davvero.

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