Hacker white hat: Chi sono, Tipologie, Differenze e Tecniche
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Hacker: una parola che oscilla tra l’universo della legalità e quello dell’illegalità. Il limite tra i due mondi è particolarmente sottile, quando si tratta di hacking. Ma una linea di demarcazione esiste, così come esiste una precisa figura professionale simbolo di tale linea di demarcazione: l’hacker white hat.
Chiamati anche “hacker buoni” o “ethical hacker”, questi professionisti non hanno scopi criminali e non hanno l’obiettivo di provocare danni a persone o aziende. Anzi: sono le organizzazioni a stipendiare gli hacker white hat, beneficiando delle loro competenze per mettere alla prova la propria infrastruttura di sicurezza, per individuarne le falle e risolverle nel minor tempo possibile.
Ma chi è esattamente un hacker white hat? Qual è la differenza tra questo tipo di hacking e il classico hacker black hat o grey hat? Scopriamo tutto quel che occorre sapere in questo approfondimento.
Indice dei contenuti
Innanzitutto, una curiosità interessante riguardo la scelta del nome: l’origine della terminologia “hacker white hat” deriva dai vecchi film western, nei quali generalmente i buoni indossavano cappelli bianchi, mentre i cattivi indossavano cappelli neri.
Un hacker white hat rientra nella categoria dei “buoni” perché mette in campo le proprie competenze per introdursi e violare il sistema di sicurezza informatica di un’azienda, ma in modo totalmente legale e consapevole. È l’azienda stessa che chiede questo servizio all’hacker white hat, in quanto questo professionista ha la capacità di individuare le vulnerabilità presenti nel sistema di sicurezza, esattamente come farebbe un hacker black hat o un grey hat.
L’obiettivo di un hacker white hat è quello di trovare le falle nel sistema di sicurezza prima che possa essere un hacker black hat a individuarle e, quindi, a sfruttarle per inquinare o violare il sistema.
Molti hacker white hat sono ex hacker black hat che, per necessità o per motivazioni legali, hanno scelto di stare dalla parte dei “buoni”.
Essenzialmente, sono tre le tipologie di hat hacker: white, black e grey. Mentre il primo rientra nella schiera dei buoni, gli ultimi due impiegano le proprie skill per fini criminali, provocando danni (anche molto consistenti) a persone, organizzazioni e governi.
Un black hat individua le vulnerabilità del sistema di sicurezza, sfrutta tali falle per compromettere l’infrastruttura e trafugare dati, che poi rivende nel dark web o sul mercato nero. Il grey hat, esattamente come il white hat e il black hat, individua le falle del sistema ma non sfrutta illegalmente gli exploit che trova, né li rivende. In genere, il suo obiettivo è quello di chiedere un riscatto all’azienda. Le azioni dell’hacker grey hat vengono considerate immorali, pur non essendo dannose come quelle del black hat.
L’hacker white hat, invece, individua le falle del sistema e le comunica all’azienda con l’obiettivo di risolvere le vulnerabilità riscontrate e migliorare la sicurezza del sistema informatico.
La principale differenza tra i tre diversi tipi di hat hacker è l’obiettivo:
Vediamo, nello schema qui di seguito, tutte le principali differenze tra hacker white hat, black hat e grey hat.
| Hacker white hat | Hacker black hat | Hacker grey hat |
| Collaborano con l’azienda e spesso sono da essa stipendiati. | Non collaborano con l’azienda, anzi tentano di effettuare una violazione dei dati e compromettono le risorse aziendali installando malware, spyware e altri virus. | Non collaborano con l’azienda, anzi chiedono ad essa un riscatto. |
| Individuano e comunicano le falle presenti nel sistema, al fine di sanarle nel minor tempo possibile. | Individuano le falle nel sistema e le sfruttano per accedere illegalmente alla rete, provocando seri danni che possono compromettere l’esistenza dell’azienda. | Individuano le falle nel sistema ma non le sfruttano per provocare danni. Le utilizzano per chiedere un riscatto. |
| Rispettano rigorosamente le normative in vigore e la legge. | Seguono esclusivamente il proprio tornaconto, agendo illegalmente con l’intenzione di provocare danni. | Seguono esclusivamente il proprio tornaconto, agendo in maniera spesso illegale. |
| Sono mossi da buone intenzioni. | Hanno intenzioni malevole. | La loro etica è variabile. |
Gli hacker white hat impiegano, il più delle volte, le medesime tecniche e tecnologie utilizzate dai criminal hacker. In particolare:
L’obiettivo di un hacker white hat è sempre quello di proteggere l’azienda e la sua infrastruttura informatica. Nonostante ciò, però, questi professionisti devono tenere in considerazione alcuni dettagli legali prima di svolgere le quotidiane attività. In particolare:
Il professionista che desidera assumere il ruolo di hacker white hat può scegliere posizioni lavorative quali:
Molte aziende ricercano figure professionali capaci di proteggere l’infrastruttura informatica, in grado di utilizzare risorse come framework di exploit, programmi di analisi delle vulnerabilità e piattaforme di penetration test. Lo stipendio medio di un hacker etico può variare sulla base della specializzazione del professionista, ma in genere si aggira intorno ai 53.000 euro lordi all’anno.
Chi sono gli hacker white hat più famosi al mondo? Ecco una lista dei nominativi più conosciuti nell’ambito dell’hacking etico:
Per diventare un ethical hacker, innanzitutto occorre seguire un percorso di studi specifico e ottenere una certificazione di white hat hacker. Questa certificazione viene rilasciata sia da enti pubblici che da aziende e organizzazioni private.
È preferibile conseguire una laurea in informatica o in ingegneria informatica, in grado di fornire una solida base di partenza per operare in qualità di hacker etico. Successivamente, il candidato dovrà seguire un master professionale in ambito cybersecurity e continuare la propria formazione nell’ambito del cybercrime management, IT investigation e digital defence. L’attività dell’hacker white hat viene regolata dall’Electronic Commerce Council (EC-Council), il quale ha determinato gli standard per la certificazione delle mansioni dell’hacking etico. In Italia, nonostante ciò, non esiste ancora un ente pubblico riconosciuto in grado di rilasciare una certificazione approvata dall’EC-Council.












