Come prevenire, rilevare e analizzare il malware

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Come prevenire, rilevare e analizzare il malware

Di : Manuele Bassanini 29 Aprile 2024

Nel panorama digitale odierno, le minacce informatiche come il malware rappresentano un pericolo costante per le aziende, non importa quale sia la loro dimensione.

Alcune delle ragioni per cui hacker e cybercriminali escogitano continuamente nuovi modi per infiltrarsi nei sistemi aziendali sono rubare dati sensibili e interrompere le operazioni, causando danni finanziari e di reputazione ai brand.

Per contrastare efficacemente questa minaccia in continua evoluzione, è fondamentale sapere come affrontare la situazione e adottare un approccio completo di lotta al malware che comprenda delle fasi di prevenzione, rilevamento, analisi e risposta, per potersi tutelare in ogni evenienza.

In questo articolo, esploreremo alcune delle strategie e le best practices utili per proteggere la tua azienda dai malware e garantire un fluire sereno e sicuro del tuo business.

L’importanza della prevenzione proattiva

Un vecchio detto sostiene che prevenire è meglio che curare, e in questo caso non potremmo essere più d’accordo.

Infatti, la prima linea di difesa contro il malware e in generale gli attacchi informatici è una solida strategia di protezione proattiva.

Questo comporta innanzitutto la necessità di una cultura aziendale che sottolinei l’importanza dell’educazione e della sensibilizzazione: più le persone saranno consapevoli, più sarà semplice evitare imprevisti ed emergenze, creando un team pronto a ogni evenienza.

Oltre alla necessaria formazione delle risorse interne, è anche fondamentale implementare soluzioni di sicurezza avanzate.

Il primo elemento a venire in mente è, com’è ovvio, un software antivirus di ultima generazione, aggiornato e affidabile: un investimento simile da parte dell’azienda è un passo obbligato per bloccare i malware noti e le minacce in evoluzione prima che abbiano la possibilità di inserirsi nel sistema.

Lo stesso si può dire dei firewall: agiscono come barriere tra la rete aziendale e internet, filtrando il traffico in entrata e in uscita e bloccando le minacce potenziali, soprattutto quando sono più recenti e offrono  funzionalità avanzate come la prevenzione delle intrusioni.

Non sono da dimenticare le best practice di sicurezza: oltre alle soluzioni tecnologiche d’avanguardia, è fondamentale implementare alcune attività per ridurre al minimo la superficie di attacco.

Questo tipo di processi può passare da azioni semplicissime, come la creazione di password complesse e controlli degli accessi rigorosi, ad alcune più strutturate.

Due esempi sono l’analisi comportamentale (un’analisi dei comportamenti degli utenti online basata sui dati per poter estrarre pattern e verificare criticità) e la verifica del livello di sicurezza e protezione degli endpoint aziendali (l’insieme delle difese che mantengono al sicuro sia la rete, sia i singoli dispositivi ad essa collegati).

Consapevolezza e formazione degli utenti

Lo accennavamo nel paragrafo precedente, e pensiamo sia necessario ripeterlo: il fattore umano, quando si parla di sicurezza informatica, è determinante.

Per questo, sensibilizzare i dipendenti sui rischi del malware e sulle tattiche di phishing è fondamentale per prevenire infezioni e violazioni dei dati, che potrebbero portare a serissime conseguenze.

Per farlo, è necessario un lavoro di gruppo mirato e consapevole, che prevede l’implementazione di programmi di formazione ed esercitazioni simulate per studiare il miglior modo di agire in diverse casistiche.

I corsi di formazione aggiornati, anche supportati da materiale informativo di vario tipo, possono coprire tantissimi argomenti, come le minacce informatiche più recenti, le tecniche di phishing e le best practices di sicurezza da adottare quotidianamente, come abbiamo accennato prima.

Non solo, però: siccome la teoria è nulla senza la pratica, anche le esercitazioni per simulare il phishing possono essere utilissimi.

Mettere alla prova i dipendenti con test sicuri e controllati è un modo efficace per analizzare la loro abilità e identificare potenziali aree di miglioramento.

Analisi forense e tecniche di indagine per il malware

Non sempre, però, la prevenzione è sufficiente.

L’analisi forense è uno strumento fondamentale in caso di incidente informatico, per identificare la natura dell’attacco, la sua portata e l’origine. Questa è una procedura che servirà anche per mantenere uno storico degli attacchi ricevuti e poter imparare dall’esperienza.

Gli esperti di sicurezza informatica utilizzano una varietà di strumenti e tecniche, ma tutto parte dall’analisi del malware.

L’analisi forense si occupa di identificare ed eliminare il malware, attuando al contempo un piano di difesa.

Dopo averlo individuato, i professionisti devono esaminare il codice del malware e identificare quanti più elementi possibile, conoscendolo sempre di più attraverso ogni fase dell’indagine, grazie a un processo di reverse engineering.

Questo serve per comprenderne le funzionalità, il metodo di infezione e gli obiettivi del malware, che può essere studiato sia a riposo (analisi statica) sia mentre è in azione (analisi dinamica).

In questo frangente, talvolta è utile farlo in una macchina virtuale, per non mettere ulteriormente a repentaglio i sistemi.

Segue poi una raccolta delle prove digitali, come i registri di sistema e altre informazioni, per ricostruire l’evento e le esatte tappe che hanno portato alla diffusione del malware, cercando anche di lavorare per prevenire potenziali futuri attacchi dalla stessa matrice.

Gestione degli incidenti e recupero: minimizzare i danni 

Quando capita un incidente con un malware, e una volta superato il momento di emergenza, è importante implementare un piano di risposta agli incidenti ben definito.

Questo aiuterà a contenere i danni e ripristinare le normali operazioni il più rapidamente possibile, oltre ad evitare il ripetersi dell’evento – o quantomeno a tamponare gli effetti.

Anche in questo caso possiamo parlare di best practice per gestire gli incidenti, e ne possiamo adottare diverse.

Ad esempio, stilare una procedura di notifica delle violazioni. In casi di emergenza, in cui agire rapidamente è necessario, una gerarchia ben chiara può salvare la situazione: stabilire con anticipo chi deve essere informato in caso di violazione dei dati, definendo con precisione i tempi e le modalità di notifica, serve a rendere il processo immediato e privo di intoppi.

A seguire, bisogna misurare l’entità del danno e mitigarne gli effetti il più rapidamente possibile. Questo significa, ad esempio, disconnettere i sistemi che sono stati compromessi, isolare i dati sensibili, verificare la presenza di backup aggiornati.

In ultimo, raccogliere e conservare le prove dell’attacco è essenziale per poter procedere con le pratiche legali e forensi, prima di ripristinare i sistemi grazie ai già citati backup.

In conclusione, la lotta al malware è una battaglia continua che richiede un approccio proattivo, tempestivo e aggiornato.

Implementando strategie e best practice – queste o altre, in alternativa o in aggiunta -, le aziende possono rafforzare la propria sicurezza informatica, proteggere i propri dati sensibili e garantire la continuità del business.

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