Data Analyst: chi sono e cosa fanno
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La figura di Data Analyst è una professione oggi ancora in scoperta ma che negli ultimi anni ha acquisito enorme importanza.
Basti pensare che, secondo una ricerca condotta da Linkedin nel 2015, l’analisi dei dati è la seconda skill più richiesta dalle aziende a livello mondiale.
Un’indagine che rende evidente il ruolo chiave che questa professione ha assunto nella nostra società moderna e digitale.
Indice dei contenuti
I Data Analyst raccolgono, analizzano e interpretano i dati per creare utili report utilizzabili dalle aziende per diversi scopi.
Grazie a software specifici, strumenti di Intelligenza Artificiale e ottime capacità logiche, questi professionisti elaborano grosse quantità di numeri e li organizzano in maniera schematica e contestualizzata.
Creano infatti grafici, tabelle e documenti il più possibile comprensibili, per individuare trend o comportamenti ricorrenti e trarre conclusioni importanti in ottica di business.
Ma non solo: oltre a produrre nuovi report, si occupano anche di esaminare e aggiornare quelli vecchi, per generare un confronto prezioso che può influenzare l’andamento dell’attività.
In certi casi, inoltre, per offrire una panoramica ancora più approfondita e complessa, i Data Analyst fanno un passo successivo ricorrendo a modelli statistici complessi e implementando algoritmi di Machine Learning.
In questo modo si avvalgono di tecniche di analisi avanzate, avvicinandosi molto all’attività svolta dai Data Scientist.
Si stima che, nel 2020, in Italia circa il 76% delle aziende abbia deciso di inserire un Data Analyst all’interno del proprio organico.
Perché questa figura è oggi così indispensabile?
Le aziende hanno imparato in fretta cosa sono i Big Data e l’enorme importanza che oggi ricoprono nel mondo del business.
Per questo hanno capito che affidarsi a un professionista può realmente comportare un vantaggio competitivo non indifferente.
Avere informazioni concrete e statistiche organizzate in modo chiaro e comprensibile, è infatti una marcia in più per moltissime attività, che possono sfruttarle per determinare azioni e scelte strategiche.
Partendo dai dati si può agire in maniera più consapevole e risparmiare tempo e denaro puntando solo su decisioni dal risultato quasi sicuro.
Facciamo un esempio concreto: nel settore manifatturiero raccogliere dati sullo stato dei macchinari, tracciare informazioni sull’inventario e analizzare le operazioni del personale, può aiutare a prevenire perdite e guasti e suggerire un piano d’azione per ottimizzare la produzione.

Chi desidera intraprendere la professione di Data Analyst, deve innanzitutto avere la passione per i numeri e una naturale predisposizione per la Matematica.
Calcoli, algoritmi e statistiche sono infatti all’ordine del giorno e saperli affrontare con dimestichezza è fondamentale.
Inoltre bisogna avere buone doti comunicative e saper interagire con aziende e professionisti ai quali si devono presentare i dati in maniera chiara, comprensibile e immediata.
A ciò si aggiungono ottime capacità logiche e organizzative.
Dal punto di vista formativo, invece, è consigliabile cominciare conseguendo una laurea in ambito scientifico o economico e approfondendo materie come Statistica e Informatica.
Successivamente si devono acquisire competenze specifiche e studiare tutto ciò che riguarda Data Visualization e Data Management.
In più bisogna saper usare strumenti grafici per creare schemi e tabelle e utilizzare software di Analytics e Business Intelligence come SAS.
Si devono imparare i linguaggi di programmazione – principalmente Phyton, R, VBA e SQL – ed è necessario conoscere i DataBase Management Systems (DBMS).
Una volta completati gli studi e la formazione, si decide verso qual settore orientarsi e ci si specializza nelle specifiche mansioni che quell’ambito richiede.
Essendo una professione molto richiesta, anche la retribuzione è più che buona.
All’estero, soprattutto negli Stati Uniti, le cifre sono altissime e si può arrivare a guadagnare più di 100.000 dollari annui.
In Italia, invece, dove ancora la figura del Data Analyst deve crescere e consolidarsi, uno stipendio medio si aggira tra i 27.000 e 35.000 euro annui.
Bisogna ovviamente tenere conto anche del livello di esperienza del professionista e considerare che una figura Junior partirà da compensi più bassi rispetto a un Senior con una carriera già avviata.
Per i più esperti, infatti, le retribuzioni in Italia possono superare i 60.000 euro l’anno, soprattutto nel settore bancario e ICT.
Sappiamo bene che i Big Data sono ormai il nuovo petrolio della nostra epoca: sfruttati da moltissime attività, sono essenziali per determinare scelte e strategie.
Ecco perché decidere di diventare Data Analyst è una scelta lavorativa vincente e strettamente connessa con il futuro e il mondo che cambia.
Questi professionisti sono infatti ricercatissimi dalle aziende e possono ambire a un’assunzione in settori molto diversi tra loro – dalle banche agli e-commerce, dalla sanità all’industria – avendo così l’opportunità di formarsi ed esplorare nuovi ambiti.
Nello specifico ben il 55% delle aziende ha dichiarato di avere difficoltà a trovare una figura di questo tipo, evidenziando quanto sia alta la domanda nel mercato del lavoro.
All’estero, quindi, il Data Analyst ricopre già una posizione di prestigio e si stima che nei prossimi anni diventi una delle professioni più richieste in assoluto.
In Italia, invece, è una figura molto meno diffusa, gli stipendi sono più bassi e i corsi di formazione specifici scarseggiano.
Negli ultimi tempi, però, molte più aziende hanno deciso di affidarsi a un analista allineandosi piano piano ai trend degli altri Paesi: secondo un’indagine della Tag Innovation School addirittura il 50% delle piccole e medie imprese italiane vuole presto assumere un Data Analyst.
Avviandosi a questo tipo di professione, inoltre, le possibilità di crescita sono reali e concrete.
Maturando una buona esperienza, infatti, si può aspirare a ricoprire ruoli più manageriali e consolidare esperienze per diventare Data Scientist o Chief Data Analyst.












