Come implementare il penetration test?
- Home
- Blog
- Tecnologie e concetti IT
- Come implementare il penetration test?

Il penetration test è tra le più importanti tematiche per la sicurezza delle aziende.
La sicurezza informatica non è un elemento da trattare con leggerezza: se ben implementata, rende più sicuri i processi e, in generale, l’azienda.
Si tratta di una sfida che si rinnova ogni giorno: le minacce sono sempre più presenti e sempre più raffinate.
In questo contesto, il penetration test diventa uno strumento necessario per salvaguardare la sicurezza informatica di un’azienda e analizzare le sue capacità di difesa.
In questo articolo vedremo proprio come implementare il penetration test.
Indice dei contenuti
Per un’analisi completa ed efficace bisogna procedere in modo schematico, seguendo una serie di procedure manuali e automatiche ben definite.
Vediamo nel dettaglio quali sono le fasi per eseguire il penetration test:
In questa fase l’azienda sceglie il consulente che eseguirà il test, decide la modalità d’azione e definisce le tempistiche e gli obiettivi del test. Inoltre, vengono analizzate le caratteristiche della rete che verrà sottoposta al test.
In questa fase vengono raccolte tutte le informazioni indispensabili per l’esecuzione delle fasi successive. Viene individuata la superficie di attacco mediante la raccolta delle informazioni su asset in-scope, l’enumerazione di servizi, utenti e applicazioni, e mediante la scansione delle porte. Lo scopo dell’information gathering è quello di raccogliere dati sul bersaglio.
In questa fase vengono eseguite scansioni automatizzate e semi-automatizzate non invasive, con l’obiettivo di rilevare le vulnerabilità note all’interno della rete informatica. Si prosegue con l’esecuzione di verifiche manuali tese a eliminare gli eventuali falsi positivi.
Una fase critica, durante la quale vengono individuati i punti deboli e quali siano le aree maggiormente soggette a un attacco. Successivamente, mantenendo le linee guida stabilite in fase preliminare, vengono impiegate le informazioni per preparare l’attacco effettivo.
È qui che avviene l’attacco vero e proprio. Il penetration tester tenta di accedere al sistema, aggirando i controlli di sicurezza e comportandosi come un vero e proprio criminale. Durante questa fase è possibile identificare vulnerabilità non note, codificandone gli exploit.
Le attività si concentrano sulla valutazione del valore dell’asset compromesso, sulla base di due fattori: valore dei dati contenuti nell’asset e capacità della macchina di compromettere altri dispositivi.
Il penetration tester cancella le tracce del proprio passaggio, riportando l’ordine e ristabilendo la situazione iniziale.
Vengono esaminati i risultati e stilato il rapporto completo, comprendente le informazioni utili (modalità di attacco, pericoli/effetti delle azioni compiute, dati sulla vulnerabilità). Vengono ricostruiti i percorsi intrapresi dal tester per forzare la rete, accedere ad essa sfruttando le vulnerabilità.
È importante ricordare che ogni test ha una validità limitata nel tempo. Inoltre, l’analisi avrà un esito molto diverso in base alla modalità con la quale si decide di procedere al test.
Nessun lavoro può essere svolto in modo corretto senza un’adeguata preparazione.
Possiamo immaginare il penetration test come a un gioco di ruolo, o a un esercizio di immedesimazione: è necessario pensare come un hacker.
Infatti, la figura che si occupa di questo lavoro si chiama hacker white hat, o hacker etico, che agisce solo dopo un’analisi accurata e dopo aver ottenuto il permesso dal proprietario della rete.
Per questo è necessaria una pianificazione, e quindi è importante partire da tre elementi:
Uno degli elementi più importanti quando si inizia a pianificare e implementare un penetration test è una definizione dettagliata di tutti i passaggi.
Questo è fondamentale per due ragioni: la prima è l’evitamento, ove possibile, di interruzioni del servizio, e la seconda è la necessità di rendere le operazioni potenzialmente reversibili.
Non ultima, è da considerare l’importanza anche di una tutela legale. La gestione sicura dei dati e della privacy sono più importanti che mai in questo contesto, e vanno protetti attraverso protocolli stringenti e GDPR.
Abbiamo parlato del bisogno di rendere reversibili le operazioni di implementation test, per ragioni di sicurezza: questo è anche il motivo per cui ogni singolo passaggio è accuratamente documentato.
L’importante è che, durante la procedura, non vengano mai danneggiati i sistemi mentre viene testata la loro vulnerabilità.
Proprio per la delicatezza dell’intero processo, i test vengono spesso eseguiti in una replica dell’ambiente, clonato per l’occasione. Solo così è possibile svolgere la simulazione d’attacco in un contesto sicuro, che permette di prendere nota delle eventuali debolezze del sistema in modo realistico e attendibile, ma senza metterne a rischio l’integrità e la sicurezza.
Le procedure essenziali per il corretto svolgimento del test sono molte, e solo tenere una traccia di quello che succede in ogni secondo permette di migliorare e capire dove agire per salvaguardare la sicurezza aziendale.
Ed è in questa fase che l’esperienza dell’hacker etico si fa più preziosa.
L’accordo prevede un’aderenza rigorosa a quanto concordato in precedenza: ogni tecnica utilizzata deve essere prevista nell’accordo tra il professionista e l’azienda stessa, altrimenti è da considerarsi illegale.
Le prime reconnaissance e scanning, sono essenziali per la raccolta di tutti i dati e per scoprire tutti i potenziali punti deboli e le falle del sistema.
L’exploitation è la fase più delicata e rivelatrice quando si implementa un penetration test: si tratta del momento in cui le debolezze del sistema vengono fisicamente attaccate, cercando di vincerle e di penetrare nella rete prescelta, attraverso l’utilizzo delle già citate tecniche da hacker e con l’uso di tool specifici.
I tool migliori per eseguire i test sono:
L’ultima fase, ma non per importanza, è quella della reportistica.
Nel documento vengono raccolte tutte le vulnerabilità e le falle scoperte durante il test, passaggio essenziale per offrire una visione dettagliata dello stato del sistema.
Questo file è cruciale per migliorare il sistema di sicurezza, capire nel dettaglio quali problematicità sono emerse senza trascurare nessuna di esse – da quella microscopica a quelle più gravi – per poter agire con tempestive contromisure preventive.
Per questo è cruciale rivolgersi a personale esperto e ad ethical hacker competenti, per una progettazione efficace e utile all’azienda.
Una volta terminato il penetration test, il team incaricato ha la responsabilità di fornire un report altamente dettagliato riguardo i risultati dell’analisi. In particolare, il report pentest deve contenere:
Un singolo pentest può dare utili feedback, ma non è sufficiente per garantire la sicurezza.
Le analisi dovrebbero, infatti, essere eseguite con regolarità per offrire una panoramica affidabile dello stato della rete.
I dati rilevati perdono di validità nel momento in cui si verifica un qualsiasi cambiamento o si attua una modifica. Per questo si consiglia di eseguire un test ogni volta che si aggiungono o modificano infrastrutture o applicazioni di rete, quando si aggiornano le politiche di sicurezza aziendale, nel caso in cui si installino nuove sedi fisiche e qualora si applichi una patch di sicurezza.












