Auto connessa, quali sono i rischi di un attacco hacker?

Auto connessa, quali sono i rischi di un attacco hacker?

Il settore automotive viaggia verso l’innovazione non solo guardando a nuove forme di alimentazione come elettrico, l’ibrido e l’idrogeno. Una delle rivoluzioni a bordo è senza dubbio quella di internet e del governo di alcune funzioni, tanto che ormai si parla di auto connessa. È lecito porsi domande sulla sicurezza informatica dell’auto connessa, anche perché esagerazioni e ricostruzioni un po’ inverosimili non mancano. Si può partire dal 2015, quando i ricercatori di sicurezza informatica Charlie Miller e Chris Valasek postarono su YouTube il loro riuscito tentativo di violazione di una Jeep Cherokee. I due hanno dimostrato che un hacker potrebbe, anche da remoto, prendere il controllo del wireless e interferire con le funzioni di bordo del veicolo, riscrivendo ad esempio il firmware del sistema d’infotainment.

Un hacker potrebbe creare azioni di disturbo come mandare immagini nel display del cruscotto, cambiare impostazioni, governare il volume dell’impianto hi-fi, modificare la temperatura gestita dal sistema di climatizzazione: tutti rischi potenziali per la sicurezza del pilota e dei passeggeri. Un anno dopo la dimostrazione di Miller e Valasek, una società norvegese di sicurezza informatica ha messo alla prova Tesla violando la App e riuscendo a sbloccare le portiere, entrare nell’abitacolo e accendendo il veicolo.

Auto connessa e attacchi hacker, un tema rilevante con l’avvento della guida autonoma

Questi ed altri casi hanno raccolto l’interesse della stampa, ma una prima considerazione da fare è che si tratta di esperimenti condotti da esperti di sicurezza informatica. Avendo questi tecnici abilità da hacker, è sempre bene interpellarli per la sicurezza informatica in ambiti anche più delicati e problematici, come quello della sicure aziendale. Tornando all’auto connessa, come si stanno attrezzando le case automobilistiche? Fca, che controlla Jeep, sembra voler procedere con il rilascio di patch che aggiornano il sistema Uconnect riprogrammandolo costantemente sul versante sicurezza; Daimler, che controlla Mercedes, ha aderito al Charter Of Trust per la sicurezza delle reti e dei dati online e lavora all’istituzione di un ufficio della sicurezza informatica interno; Volkswagen ha fondato Cymotive Technologies, società che si occupa di sicurezza cibernetica dei veicoli. Si sono attivati anche i fornitori del settore sicurezza, annunciando software che difendono l’auto connessa in caso di attacco hacker.

Quel che è certo, è che il tema della sicurezza dell’auto connessa crescerà per rilevanza davanti all’ormai imminente scenario della guida autonoma. Stando ad alcune proiezioni statistiche, già nel 2035 circoleranno oltre 20 milioni di veicoli a guida autonoma in tutto il mondo, con 600.000 veicoli venduti annualmente già nel non lontano 2025. L’auto a guida autonoma, che sostituisce di fatto il pilota umano alla guida, dovrà essere inviolabile o comunque molto sicura, anche perché questo tipo di tecnologia sta interessando i servizi di car sharing che vogliono imporre flotte di auto collettive e condivise che operino nelle più grandi e affollate metropoli del pianeta.